Sulla riviera
solcata dalla nave di Ulisse si è fermato Piero Boitani, che all’eroe
narrato da Omero – e non solo – ha dedicato tutta la sua passione. C’è un
po’ di Ulisse in tutti gli uomini della storia e forse è anche un po’ nel
pubblico che ha ascoltato con grande emozione il ‘colloquio sperlongano’
dedicato al ‘mito di Ulisse nel Novecento. Il fascino della storia si è
intrecciato con la letteratura e ha lasciato scoprire le affinità che
entrambi hanno avuto con Ulisse nel secolo scorso. Il viaggio nel novecento,
seguendo le orme dell’eroe omerico – dantesco, inizia con le prime
spedizioni ai poli. Roald Amundsen tornò nel 1906 dal suo viaggio al Polo
Nord. Si fermò a Londra, dove, per celebrare il successo dell’impresa,
decantò l’ ’Ulisse’ di Tennyson, un breve poemetto che termina con
l’incitazione a continuare a lottare. Qualche anno più tardi Robert Falcon
Scott raggiunse il Polo Sud. Ma nel viaggio di ritorno una tempesta lo
travolse e morì. Sulla sua tomba c’è una croce su cui sono riportati gli
stessi versi decantati dal suo rivale. “Sia Scott che Amundsen sono Ulisse -
ci dice Boitani - poiché ai primi del ‘900 Ulisse è tutti quegli uomini che
compiono imprese straordinarie”. La storia si incrocia subito con la
letteratura e fu Joyce ad interessarsi all’eroe omerico. Lo scrittore
irlandese scrisse il suo ‘Ulisse’. È Leopold Bloom, un piccolo pubblicitario
di Dublino che esce di casa al mattino, lasciando la moglie a casa (Molly-Penelope)
e torna la sera insieme al suo nuovo amico Stephen Dedalus (Telemaco).
Tornando alla storia, Ulisse qualche anno più tardi finì in un campo di
concentramento. Ed è lo stesso di Primo Levi, che in ‘Se questo è un uomo’
narra di quando, per insegnare l’italiano al suo amico Jean, recitò i versi
del XXVI° canto dell’Inferno. Per un filologo tedesco Hitler è Polifemo che
gli dice “te mangerò per ultimo”, mentre lo stesso dittatore nel 1925 aveva
pensato alla sua impresa come ad un’Odissea. Avvicinandoci ai nostri giorni
l’Odissea diventa un film ed è ‘nello spazio’, là dove Leopold Bloom voleva
arrivare. E siamo nel 2001, un anno importante per la storia mondiale. A New
York c’è una statua di Ulisse. L’ha scolpita Ugo Attardi. L’eroe ha in mano
un’asta e una spada. È un guerriero e ha il volto coperto da un terribile
elmo. E se sotto ci fosse una faccia araba? Nel 2001 le torri gemelle furono
colpite. “E dov’era la statua di Ulisse di Attardo? Davanti alle torri
gemelle. Minacciava le torri gemelle – conclude Boitani. La statua è ancora
lì. Le torri non ci sono più”. Nella chiesa sconsacrata che ha ospitato il
colloquio si è alzato un lungo applauso, mentre riecheggiano i versi di
Tennyson: “noi, s’è quello che s’è: una tempra d’eroici cuori, sempre la
stessa: affraliti dal tempo e dal fato, ma duri sempre in lottare e cercare
e trovare né cedere mai”.