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Amyclae distrutta dal Regno del Serpente
Una notizia del  Corriere della Sera rimescola le carte


di Albino Cece

Sembra che gli scrittori ed i ricercatori storici locali non si siano accorti affatto di una modesta notizia archeologica diffusa dal Corriere della Sera dell’11 novembre 2007 ma ripresa dal mensile Hera nel numero 96 del gennaio 2008. Con essa si informano i lettori che un gruppo di archeologi dell’Università di Pisa guidato dalla prof.ssa Alessandra Avanzini ha rinvenuto ruderi e tracce di una misteriosa civiltà adoratrice del Serpente nella zona di Salut, nel Golfo Persico, nell’Oman nord- orientale, a sud degli Emirati Arabi. Tali ruderi, appartenenti ad un maestoso santuario, risalirebbero a oltre tremila anni fa ma la civiltà che lo edificò appartiene all’epoca del bronzo, al terzo millennio avanti Cristo. La zona del ritrovamento si identifica con il Paradiso Terrestre dei Sumeri chiamato Dilmun e vi si trovano numerose rappresentazioni del Serpente che costituisce un simbolo positivo associato all’acqua ed in particolare alle sorgenti sotterranee delle quali era l’elemento fecondatore legato alla fertilità. L’esistenza di questo protostorico “Regno del Serpente” presuppone anche la possibilità di un movimento migratorio o commerciale della sua popolazione verso altri territori anche a scopo di conquista. Se, quindi, Amyclae o Amunclae del Lazio meridionale è stata distrutta dai serpenti, come le fonti storiche ci informano, oggi possiamo quindi affinare le ricerche che andiamo facendo da anni ed affermare una nuova verità protostorica che sta per entrare nella storia. In sintesi: un gruppo abbastanza numeroso proveniente dal “Regno del Serpente” attivo nell’Oman, conquistò Amyclae e la distrusse disperdendone i sopravvissuti nell’area circostante. Ma nel contempo nascono nuovi problemi poiché già il protostorico popolo Osco od Opico che, secondo alcuni studiosi, costituisce il sostrato etnico del popolo ausone-aurunco era pure esso un adoratore del Serpente Garano o Recarano, come attestato a Capua. Anche il recente ritrovamento di statuette delle Dee Madri risalenti a 11 mila anni fa in Siria e delle quali più imponenti statue sono conservate a Capua, contribuisce a complicare il quadro protostorico d’Italia e del mondo aurunco in particolare.

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Ultimo aggiornamento: 24-giu-2008

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