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Antichità fondane

di Albino Cece

Nel 1991, per la celebrazione del centenario della Banca Popolare di Fondi, fu dato alle stampe, in elegante veste tipografica, un prezioso volume che forse non ha avuto il successo che avrebbe di certo meritato.
Il volume "Fondi e il suo territorio. Studi", opera di illustri ricercatori, fu presentato ad un affollato e qualificato convegno e costituisce, oltre che un omaggio alla città da parte della Banca, benemerita della cultura fondana, uno studio profondo del passato proiettato verso una possibile costruzione del futuro cittadino.
Nel volume è compreso il saggio "Dal castrum romano alla città-territorio. Appunti per una storia urbanistica" di Mario Sanfilippo.
Nella "Premessa" di questo saggio - che riportiamo qui di seguito - viene delineata per sommi capi l'estrema antichità di Fondi e, anche se l'autore passa subito a trattare dell'epoca romana, fa ugualmente intendere l'alta antichità della città pre-romana pur non entrando nel merito della datazione delle mura megalitiche.
L'onestà intellettuale del Sanfilippo si riscontra però laddove, in nota, afferma: "Resta indubbio che si può parlare con certezza soltanto di Fondi romana, sul cui impianto difensivo e viario abbiamo informazioni abbastanza precise". Infatti, egli afferma anche: "E' indubbio che il tracciato delle mura poligonali di Fondi deve aver avuto una notevole continuità nei secoli preromani e romani".
A questa "certezza" della Fondi romana corrisponde, quindi, una "incertezza" delle scienze storico- archeologiche ufficiali sulla Fondi pre-romana che ha bisogno di essere studiata e strappata dal mistero che ancora l'avvolge.
Quello Aurunco-ausone è un piccolo territorio confinato tra monti e mare, eppure nessuno è riuscito a spiegare come nel tempo antico il nome d'Ausonia fosse stato esteso ad indicare l'intera Italia, e quali ragioni fossero sottese a questa denominazione.
Se vogliamo capire come e da chi furono costruite le mura megalitiche che si trovano a Fondi, al Circeo, ad Alatri, ad Ausonia, a Formia, a Gaeta, a Sessa Aurunca e, dove più e dove meno, in ogni luogo del Lazio Meridionale, bisogna cominciare a sciogliere il nodo storico di chi fossero gli Aurunci-ausoni e della loro origine. (Albino Cece)

MARIO SANFILIPPO è laureato in Storia medievale presso l'Università La Sapienza di Roma (1954), borsista presso l'Istituto italiano per gli studi storici "B. Croce" di Napoli con Federico Chabod (1954-57), docente fino al 1986 di Storia degli insediamenti tardo-antichi e medievali nell'Università di Trieste (Facoltà di Lettere, corso di laurea in Storia), giornalista e scrittore, vive a Roma.
Ha pubblicato numerosi libri, saggi, ricerche per le maggiori Editrici. Tra gli altri: Le città medievali (SEI), Il sistema feudale (SEI), Le città, il fascismo (Lerici), Terracina e l'elezione di Urbano II (Ept Latina), Nuovo meridionalismo e intervento straordinario (con Vera Zamagni, Il Mulino), I rioni e i quartieri di Roma. Introduzione storico urbanistica (Newton Compton), Dentro il medioevo (La Nuova Italia), diversi saggi monografici per la Storia d'Italia diretta da R. Romano, voll. III e IV (Bompiani), Città e medioevo: Regno di Sicilia e Italia comunale (Sicania).

Dal castrum romano alla città-territorio. Appunti per una "storia urbanistica"
di Mario Sanfilippo

Premessa

La citazione di Fondi è immancabile in molte storie delle città (di ambito generale o locale) e in tutti i manuali di storia dell'urbanistica, perché è l'esempio tipico d'un insediamento con una plurisecolare continuità (e non semplice persistenza)1 dell'impianto urbano dall'età romana ai nostri giorni.
La decadenza urbana del III-VI secolo d.C. (la cosiddetta età tardo-antica) e la vera e propria crisi urbana del VII-X secolo (i cosiddetti secoli altomedievali)
2 hanno sicuramente ridotto il ruolo e le funzioni (militari, amministrative, fiscali, giudiziarie, religiose, ecc.) di Fondi rispetto al suo territorio; ma non hanno mai estinto quel ruolo e quelle funzioni urbane, che già ne avevano determinato la nascita in età preromana. Non per nulla anche nei secoli posteriori al Mille si sono conservate ampie tracce dell'impianto viario e del sistema difensivo romano. In ogni caso la storia di Fondi non comincia con l'età romana; anche per Fondi si può adoperare la celebre espressione usata da Eugenio Dupré Theseider per gli insediamenti preromani, i quali sono abitati da tempo immemorabile. Dupré parlava di città aborigene, perché sono sempre esistite, tant'è vero che spesso la loro origine è mitica o favolosa3.
Queste città aborigene hanno concretamente rappresentato la continuità storica dei suoi due aspetti contrapposti e preminenti, quello fisico (la città di pietra e mattoni) e quello culturale (la città come modello di vita e come stato d'animo). Entrambi gli aspetti sono legati non soltanto ad esigenze materiali, economiche, difensivo-militari, politiche, ma anche a fattori affettivi, tradizionali, di culto religioso, di legame stretto d'una popolazione con un determinato territorio. L'espressione città aborigene è stata usata in linea di massima per gli insediamenti preromani d'altura (tanto etruschi quanto italici) delle regioni italiane centrali (Lazio, Umbria, Toscana, Marche). Questi insediamenti hanno avuto alterne vicende: originariamente erano collinari; in età romana erano diventati municipi di pianura, per essere vicini ai campi delle centuiiationes e per poter usufruire di migliori comunicazioni; nell'alto medio evo sono tornati al vecchio sito
4 preromano in altura per esclusivi motivi difensivi, sia militari sia igienici (ad esempio per il ritorno delle paludi e della malaria).
L'espressione città aborigena può essere legittimamente usata per Fondi; anzi con una legittimità maggiore che per altri insediamenti. Infatti Fondi non è mai stato un insediamento d'altura - si trova a circa 9 metri di quota sul livello del mare - e la continuità dell'impianto urbano (dall'età preromana ai nostri giorni) non ha mai comportato uno spostamento del sito abitato. Nel caso specifico una felice scelta originaria ha fatto coincidere posizione e sito nel lungo periodo. Per la storia d'un insediamento urbano nel lungo periodo, con un taglio di storia urbanistica, non ha nessuna importanza l'origine favolosa o protostorica dell'insediamento. Il mitico Eracle od Ercole oppure gli storici costruttori di stirpe ausona-aurunca e volsca perdono rilievo di fronte alla scelta oculata d'una posizione di eccezionale valore strategico-territoriale.
L'insediamento urbano - che sicuramente è stato preceduto da piccoli villaggi fortificati sulle alture circostanti (si ricordino anche i "castellieri.") e che ha subito vari influssi culturali - ha le spalle protette dai monti Ausoni; è posto al vertice della piccola pianura a forma di triangolo irregolare, i cui lati sono fiancheggiati dalle estreme propaggini dei monti Ausoni ed Aurunci, mentre la base inferiore è costituita dalla costa tirrenica. Così il sito è coperto dai venti settentrionali ed è esposto in particolare ai venti dei quadranti meridionali (libeccio, mezzogiorno, scirocco), che sono fastidiosi o noiosi, ma non gelidi - come dimostrano le condizioni climatiche favorevoli all'agrumicoltura e all'orticoltura - e comunque giungono attenuati nella zona interna in cui giace Fondi. Fondi non si trova sulla linea litoranea, non è un insediamento costiero o portuale, non è un insediamento di altura; però la sua posizione e il territorio immediatamente circostante costituiscono un'isola privilegiata nell'ambito d'una bassa pianura che è facilmente esposta alla invasione dell'acquitrino. La posizione strategica di Fondi controlla la pianura degradante verso i laghi costieri e il mare; permette comode comunicazioni con la valle del Sacco, attraverso i valichi montani retrostanti; inoltre facilita il passaggio di sicure vie di comunicazione, una interna, l'Appia, e l'altra, poco distante dal litorale, la Fiacca, che furono e sono il grande collegamento tra il Sud e Roma, itinerario alternativo alla strada interna che percorre la valle del Sacco. Fondi dista da Roma 120 chilometri, e a Roma confluiscono tutte le linee di traffico tra il Sud (prima etrusco e poi greco) e il centro della penisola (sia etrusco sia italico), tra l'entroterra e il mare. L'antica Fundi è un insediamento fortificato nell'ambito del sistema politico-territoriale della stirpe degli Ausoni (latinizzati in Aurunci); ma dal V secolo a. C. rientra nella sfera dell'egemonia territoriale dei Volsci, anche se conserva un certo grado di autonomia, probabilmente per la sua separatezza geografica. Proprio perché è un insediamento di pianura, la sua posizione non dispone di difese naturali ed è fortificata con mura poligonali
5.
Fondi, con le altre città della confederazione volsca, è coinvolta nella guerra contro Roma del IV secolo a.C., ma si mantiene sostanzialmente neutrale e per questo nel 338 a.C. ottiene la cittadinanza senza diritti politici. Proprio Fondi, che per prima ha fatto buon viso ai nuovi dominatori del Lazio, si ribella ai Romani nel 329 a.C., con esiti bellici e civili pesanti. A lungo è governata da un prefetto, nominato a Roma dal pretore urbano, e soltanto nel 188 a.C. ottiene la cittadinanza completa, cominciando ad essere amministrata da tre edili, eletti localmente. Mentre le grandi opere pubbliche sono curate dai censori romani, primo fra tutti il celebre Catone. Con la conquista romana Fondi entra a far parte del Latium adiectum
6. Diventa parte integrante del sistema territoriale romano, che progressivamente s'allarga a tutta la penisola e si organizza come una grande infrastruttura, i cui punti nodali sono rappresentati da municipi7, collegati tra loro dalle strade consolari, vere linee di raccordo per lo spostamento delle legioni romane oltre che linee di traffico.
Lo sviluppo di Fondi in età romana (e anche in quelle successive) è strettamente connesso con la via Appia, impostata nel 312 a.C. dal censore Appio Claudio, utilizzando un tracciato preesistente. Con questa strada Appio Claudio concretizzava gli interessi politico-economici di gran parte della nobilitas verso la Magna Graecia e i suoi grandi redditi commerciali. Infine nel 191 a.C. - poco prima che Fondi ottenga la cittadinanza completa - la via Appia è selciata con blocchi poligonali di lava basaltica fino a Capua (l'anno seguente fino a Venosa, poi fino a Taranto e Brindisi).
Nel tratto di cucitura tra Lazio e Campania, la via Appia costituisce il decumano massimo di Terracina e di Fondi, stabilendo uno stretto connubio tra questi insediamenti e la regina viarum.
Così Terracina e Fondi diventano due delle stationes più importanti della via Appia: stazioni o poste dove si potevano cambiare i cavalli oppure mangiare e dormire. Lo stretto connubio con la via Appia non significa che la via sia stata la matrice dell'insediamento romano; al contrario, la via Appia può aver sfruttato la felice scelta originaria della posizione di Fondi. E per tutta l'età repubblicana questo tratto della via Appia è considerato di grande importanza strategica, perché divideva il versante laziale del territorio costiero dal versante campano.

L'insediamento romano

Fondi romana, all'interno d'un circuito murario quadrangolare, lungo circa 1400 metri, consolida il suo impianto viario rettilineo e ortogonale. La via Appia, che scorre da ponente a levante (più esattamente da Nord-Ovest a Sud-Est), si identifica col decumano massimo, ma ciò non esclude che esistesse una via di circonvallazione extramuraria. Oggi è ancora individuabile il cardo massimo e la sua confluenza ortogonale col decumano presso il foro cittadino. In rapporto ai quattro sbocchi del decumano e del cardo, nelle mura si aprivano le quattro porte urbiche e all'interno del circuito murario si distinguevano 40 insulae, estese circa 35 metri per 35. Nel II-I secolo a.C. Fondi è ormai un municipio romano a tutti gli effetti. È dotato d'una sua curia e di suoi magistrati con giurisdizione autonoma, mentre il pretore urbano a Roma nomina il prefetto che sovrintende all'intero territorio. Nel 184 (o 186) a.C. il censore Lucio Valerio Fiacco, collega di Marco Porcio Catone, costruisce la via Fiacca (o meglio Valeria), per collegare i territori di Terracina e Formia lungo il litorale.
Nel 174 a.C. i censori romani intervengono a Fondi, sistemando le strade e dotando la città d'acquedotto, una delle costruzioni più qualificanti per il prestigio urbano. Dopo il II-I secolo al foro e ai templi (a Giove, ad Ercole Fondano, ad Apollo) si aggiungono le terme (costruite in età repubblicana ed ingrandite in quella imperiale), che sono esterne alla cerchia muraria, così come l'anfiteatro. Nei secoli finali della repubblica e nel primo secolo dell'impero l'Agro Fondano è famoso per le sue coltivazioni: prima fra tutte quella della vite, da cui si produceva il mitico Cecubo, uno dei vini più celebri dell'antichità e, secondo Columella, dei migliori. Durante questi secoli le colture agricole si accompagnano alla cura del territorio, soprattutto all'attenta canalizzazione delle acque, altrimenti ristagnanti data la scarsa pendenza della pianura e il cordone costiero rialzato. In questo l'Agro Fondano ha sempre avuto un destino in comune con l'adiacente Agro Pontino. In età imperiale l'ordinamento sociale ed economico, basato sul lavoro schiavile, assicura l'equilibrio ecologico del territorio fondano con le sue ville, evitando l'impaludamento di grandi estensioni di terreno. In particolare, è l'aristocrazia senatoria che in quest'epoca fa costruire le sue ville nella pianura, ma anche a mezza costa (impostate su ampie piattaforme di calcestruzzo, che permettevano la costruzione di grandi cisterne per l'acqua), per assicurarsi maggior ventilazione nei mesi più caldi. Per contro, la villa di Tiberio a Sperlonga, fin troppo nota, è un esempio classico di villa sul mare, che, tuttavia sfrutta, come a Baia, Miseno o Capri, la frescura degli antri naturali, arredati a ninfei. Nel complesso, in quest'epoca il piccolo territorio fondano, servito dalla via Appia e dalla via Fiacca o Valeria e dalle loro diramazioni minori, è uno dei tanti inserti dell'ordinato sistema territoriale romano, unitario e centripeto.


* È necessaria una nota preliminare. Nella storia delle città e del loro territorio siamo confluiti in tanti: storiografi di formazione filologica, geografi, urbanisti, economisti, sociologi ecc.
Negli ultimi decenni è diventata usuale la dizione di storia urbana, che è l'ennesimo travestimento d'una utopia, quella della storia globale e totale, che dovrebbe abbracciare tutte le facce del prisma delle attività umane. Parlare di storia urbanistica è più riduttivo e meno utopico che parlare di storia urbana; significa limitarsi alla storia della città di pietra (cioè alla storia di quanto è stato costruito, demolito, modificato, riusato attraverso i secoli) e alla storia delle funzioni svolte da un insediamento rispetto al suo territorio.
Per tutto questo cfr. MARIO SANFILIPPO, Città medievali o città preindustriali? Storia urbana o storia urbanistica? Città e/o territorio?, "Problemi" 50 (1977), pp. 376-381.
Per tutte le vicende storiche di Fondi, quando non ci sono altre indicazioni, è implicito il rinvio a Mario Forte, Fondi nei tempi, Casamari 1972; con pochi riferimenti a Giovanni Conte Colino, Storia di Fondi, Napoli 1901 e Bruto Amante - Romolo Bianchi, Memorie storiche e statutarie del ducato, della contea e dell'episcopato di Fondi in Campania, Roma 1903.

1 Nella terminologia dei cultori di geografia urbana, continuità indica un insediamento urbano che non è mai stato abbandonato, pur subendo momenti prolungati di contrazione della popolazione e dell'abitato; persistenza indica un insediamento urbano che è risorto sullo stesso luogo d'un precedente insediamento, abbandonato per periodi più o meno lunghi a causa di motivi politici, economici, disastri naturali, spopolamento, ecc.

2 Sul concetto di medioevo e sulla sua periodizzazione esiste un prolungato dibattito storiografico. Per un riassunto della questione rinvio al mio saggio Periodizzazione e storiografia delle città, in D'une ville à l'autre: structure matérielles et organisation de l'espace dans les villes européennes (XIII XVI siècle), a cura di Jean Claude Maire Vigueur, École francaise de Rome, Palais Farnèse, pp. 365-380.

3 Cfr. EUGENIO DUPRÉ THESEIDER, Problemi della città nell'alto medioevo, in La città nell'alto medioevo, VI Settimana di studi del Centro italiano di studi sull'alto medioevo, Spoleto 1959, pp. 14-46.

4 Posizione indica la collocazione d'un insediamento in rapporto ad un ambiente naturale. Questa posizione può essere forte quando controlla un vasto orizzonte di campagne fertili circostanti e/o quando valorizza le condizioni naturali e artificiali (strade, vie d'acqua, ecc.), che possono favorire gli scambi commerciali. Sito indica il quadro topografico nel quale sorge un insediamento, sia spontaneo sia "fondato". Il sito d'un insediamento può spostarsi, nell'ambito d'una posizione, per esigenze difensive (militari, igieniche, contro disastri naturali ripetuti, ecc.) o commerciali. Posizione e sito non coincidono, ma spesso sono legati tra loro perché i vantaggi (difensivi o di transito) d'un sito possono valorizzare una determinata posizione (commerciale, agricola, di controllo territoriale). Il sito perciò può decadere per motivi vari, mentre la posizione conserva nel tempo tutto il suo interesse.

5 Per questo tipo di fortificazioni urbane sono stati usati aggettivi (mura ciclopiche, saturnie, pelasgiche) che rivelano subito un'adesione "passionale" all'origine retrodatata nel tempo di queste difese murarie. Spesso l'amor patrio locale coincide col sostegno dell'origine favolosa del proprio insediamento e nel passato queste mura dovevano "forzatamente" risalire nel tempo, anche oltre il primo millennio a.C. Di recente gli archeologi e gli storiografi più attendibili tendono ad abbassare la data di queste fortificazioni. Inoltre hanno classificato le varie cinte murarie poligonali secondo la regolarità dei massi usati, la loro grandezza e il loro ordinamento orizzontale, più o meno complesso, la loro lavorazione e finitura. Così l'ultimo tipo di queste mura poligonali è stato riportato in età immediatamente preromana o romana. Sulla impostazione generale cfr. GIUSEPPE LUGLI, La tecnica edilizia romana con particolare riguardo a Roma e nel Lazio, I, Roma 1957 specie, pp. 152-154; per quanto riguarda il caso specifico di Fondi cfr. le posizioni di EMIDIO QUADRINO, Le mura antiche di Fondi, Fondi 1971, e di Mario Forte, cit., pp. 29-34.
E' indubbio che il tracciato delle mura poligonali di Fondi deve aver avuto una notevole continuità nei secoli preromani e romani. Nei resti più antichi delle mura fondane un tratto dai caratteri manifestamente più arcaici potrebbe risalire al primo insediamento italico, ciò che per alcuni significa superare il primo millennio a.C., per altri significa soltanto l'VIII-VII secolo a.C.; mentre altri tratti con caratteristiche più progredite dovrebbero risalire al IV o III secolo a.C. Gli interventi murari d'età sicuramente romana (in opus incertum) dovrebbero risalire al II secolo a.C. oppure all'età sillana. Nonostante varie modifiche nell'impianto viario ed edilizio si può ipotizzare con buona approssimazione che durante le varie fasi dell'insediamento di Fundi (ausonica, volsca, romana) la forma quadrangolare, più o meno ingrandita, non abbia subito modifiche. Resta indubbio che si può parlare con certezza soltanto di Fondi romana, sul cui impianto difensivo e viario abbiamo informazioni abbastanza precise.

6
Per i Romani, Lazio inizialmente è il nome del territorio pianeggiante, che dalla riva sinistra del Tevere giunge fino alla linea Palestrina-Anzio e che è abitato esclusivamente da Latini. A questo nucleo originario (Latium vetus) in età repubblicana si aggiunge il Latium novum o Latium adiectum, che è il territorio abitato, oltre che dai Latini, da altre popolazioni italiche (Equi, Ernici, Volsci, Aurunci) e che è progressivamente conquistato dai Romani. Con quest'ingrandimento in età repubblicana il Lazio giunge fino al Liri e rafforza la sua caratteristica di subregione meridionale rispetto al corso del Tevere, che lo divide dalla parte inferiore dell'Etruria.

7 Tra il II e il I secolo a.C. si è consolidato il sistema territoriale romano e si può parlare di una Italia delle città. Roma è l'urbs per eccellenza e il mondo romano è un mondo fondamentalmente urbano. Questo mondo è condizionato da un modello di vita urbana e da una precisa ideologia urbana, come rivela la stessa terminologia d'uso corrente. Tutto ciò che è connesso con la città è civile, è urbano, e comunque ha una connotazione positiva se non elogiativa; mentre c'è una contrapposizione con selvaggio = colui che vive nelle selve e distante dalla città. Allora e successivamente tutta la cultura occidentale (prima latina, poi latino-cristiana) ha continuato ad usare termini spregiativi (o con una connotazione negativa) per indicare coloro che abitano in campagna e coltivano la terra (contadino = villano = cafone); mentre nella stessa cultura occidentale è sempre ben presente il nesso tra civiltà (civilitas) e città (civitas). In ogni caso, durante l'età imperiale i Romani esportano in tutte le regioni mediterranee il loro modello di vita urbano, accettato dalle classi dirigenti locali. Per comprendere questo grandioso fenomeno di omologazione urbana non è necessario ricorrere alla storiografia e saggistica specifica, basta leggere le pagine-capolavoro di Marguerite Yourcenar, nelle sue famose Memorie di Adriano, perché la grande letteratura supera talvolta qualsiasi apporto della saggistica e della storiografia.

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