Il monastero di San Manno (San Magno) in Fondi e diversi
altri luoghi circonvicini sono citati nell'opera "Il Mercurio Olivetano,
overo la Guida per le strade dell'Italia, per le quali sogliono passare i
Monaci Olivetani" dell'abate dell'ordine Olivetano D. Secondo Lancellotti,
nato a Perugina nel 1583 e morto a Paris nel 1643.
Ne abbiamo notizia dall'ultimo numero della rivista dei monaci cassinesi "Benedictina"
(anno 5°, fasc. 2, annata 2003), in cui Armando Serra pubblica il saggio "Da
un monastero olivetano all'altro in una guida seicentesca d'Italia".
"La guida nasce dunque per osservazione diretta degli itinerari,
sperimentati di persona, "aggiugnendo di mano in mano quello di notabile,
che si trova per le strade, che noi altri olivetani sogliamo fare, oltre l'haver
corretto non pochi mancamenti", afferma il Serra citando anche il
Lancellotti.
Mi sembra che nessuna opera composta sulla storia di Fondi abbia mai citato
questo itinerario seicentesco che indica il monastero di S. Manno (San
Magno) in Fondi come "tra i primi monasteri olivetani (dal 1492) e
benedettini, essendo coevo di S. Benedetto" (in diocesi di Gaeta). La media
delle entrate del monastero calcolata su quelle degli ultimi sei anni
corrisponde a 625 scudi romani, le spese sono pari a 268 scudi romani, per
cui esso ha un saldo attivo medio annuale di 357 scudi romani; sono presenti
nel monastero 4 sacerdoti e tre laici, non vi sono chierici.
L'itinerario tracciato dal Lancellotti dà anche alcune curiosità sulla via
Appia e sul circondario di Fondi che, qui appresso, riassumiamo.
Il Lancellotti afferma che l'itinerario che lui propone da Roma al regno di
Napoli si snoda per 72 miglia (pari a 107 km.). Prima di arrivare a Fondi
vengono citate Velletri, Priverno, Badia di Fossanova "celebre per la morte
di S. Tommaso d'Aquino, restaurata da papa Eugenio IV (1431-47), che
v'introdusse una dozzina di monaci benedettini cistercensi", le paludi
pontine "che papa Sisto V (1585-90) tentò di bonificare, spendendovi scudi
1.000". Cita anche la via Appia "regina delle vie, da Porta Capena in Roma a
Brindisi, lunga miglia 360 (Km 536), lastricata dello stesso tipo di pietre,
larga piedi 25 (m 7,5), con una pietra più alta da un lato e dall'altro ogni
12 piedi per comodità dei viandanti nello scendere o salire a cavallo e nel
sedersi, nonché con una colonnetta ad indicare ogni miglio (km 1,5), benché
ora sconvolta e solo con vestigia di sepolture solite a farsi lungo le
strade, come a Terracina; da questa città, prima chiamata Anxur (Orazio),
poi Tarracina, si vedono le Isole (Ponziane), con Palmaria (Palmarola), a
miglia 45 (km 67), dalla costa e disabitata a causa dei corsari, e con
Ponza, 15 miglia (km 22), più vicina".
Abbiamo anche una notizia che si rifà al logo del nostro sito.
Sempre prima di arrivare a Fondi troviamo che "a Portello passo c'è
l'ispezione per il contrabbando specialmente di denaro e cavalli (Giov.
Enrico)"; Fondi, città antichissima, nominata dagli scrittori per il vino
delicato; da Roma a Fondi: miglia 72 (km 107 ca.); da Roma al monastero
senza toccar Fondi: miglia 70 (Km 104)".
Da Fondi, poi, per raggiungere Castellone (della Formia attuale) bisogna
fare un tragitto di 15 miglia (km. 22) attraversando il fiume Giegni e
raggiungendo Itri "per strada impietrata e cattiva"; da Itri a Castellone (Formia)
"per strada cattiva" quindi dopo Scanzi (cioè Scauri) troviamo il "fiume
Garigliano con barca".
Sul monastero di S. Erasmo di Castellone (Formia) in dioc. di Gaeta, viene
detto: "il corpo del martire e la chiesa cattedrale in cui si trovava furono
trasportati nella vicina Gaeta, da visitare non tanto dai curiosi per il
battistero, vaso marmoreo con scolpita la nascita di Bacco, quanto dai
Religiosi per il macigno montuoso spezzatosi, come dicono, alla morte di
Cristo. Questo monastero ha entrate annue medie di 1.048 scudi romani che,
tolte le spese per 463 scudi, fanno un saldo attivo di 585 scudi romani
annui. In esso sono presenti 5 sacerdoti, 1 chierico e 4 laici; in esso vi è
la parrocchia di Castellone".
Da Castellone (di Formia) per raggiungere il monastero di S. Maria di Monte
Oliveto in Napoli occorre affrontare 33,5 miglia (pari a km. 50). Viene
fatta la seguente descrizione: "presso le paludi di Minturna (Minturno),
auspice papa Giov. XXII (1316-34), e col comando del marchese Alberico di
Toscana, si riportò la vittoria sui Saracini, che possedevano l'Italia;
sotto un arco o portone prima di arrivare al fiume Garigliano si trova
scolpito il pagamento da farsi per la barca, dal quale nel 1532 Isabella
Colonna Gonzaga, duchessa di Traietto e contessa di Fondi, aveva esentato
gli olivetani, benché senza giovamento nell'esperienza di chi scrive;
Mondragone, dal nome derivante da un dragone che arrecava danni mortali...."
Rileviamo qui che intorno al 1628 sulla scafa del Garigliano non era più
applicata l'esenzione di pagamento del traghetto che la contessa di Fondi
aveva estesa agli olivetani nel 1532 poiché "senza giovamento
nell'esperienza di chi scrive" sembra voler proprio dire che il Lancellotti
sia stato personalmente costretto a pagare il passaggio sul fiume.