Come ci attesta il Codex Diplomaticus
Cajetanus, nell’anno 1072, il duca di Fondi Littefrida simula una donazione
a Montecassino della terza parte della porzione di proprietà del ducato che
ad esso spetta; in questa donazione viene compresa la parte che gli spetta
“de ipso castello qui dicitur ynola”.
Ed è questa la prima citazione che si ha dell’esistenza di
Lenola, collocata in provincia di Latina, a 425 metri sul mare, al limite
di quello che fu il Regno di Napoli, i cui confini territoriali erano
riportati all’Epitaffio.
Sulle sue origini si discute tutt’oggi; c’è chi sostiene sia
stata in antico una colonia dei Fenici o degli Enotri, altri dicono che “in
origine chiamossi Ino-Inola-Inula” seguendo le vicende della vicina ed
antichissima Fondi, altri sostengono sia una comunità nata dalla migrazione
dei fuggitivi dall’antica Amicle distrutta.
Nessuna certezza ci offre il “Dizionario di Toponomastica”
(Torino 1990). Alla voce “Lenola”, infatti, riporta: “Si vuole corrisponda,
ma è solo una congettura, all’antica Enula, Inola o Inula che avrebbe
raccolto gli abitanti profughi di Amyclae o Amunclae, che sorgeva in
prossimità di Fundi, l’odierna Fondi. Il toponimo è attestato in
Catalogus Baronum (aa. 1150-1168) ‘Ynulam’ n. 995 e poi in ‘Rationes
decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV. Campania” (Fondi) aa. 1308-1310 ‘In
Castro Insule’ n. 19, forma dovuta ad un’arbitraria ricostruzione
etimologica dell’amanuense. L’origine del nome Lènola non è ben accertata e
supporre una corrispondenza con un personale Latino come ‘Lenula’ può non
essere plausibile. Comunque le supposte forme antiche ‘Enola’ e varianti non
hanno documentazione d’epoca classica”.
Riteniamo che il toponimo “Lenola”, potrebbe risultare da
uno scambio della I o Y iniziale del nome con la lettera E che, nel parlare
corrente diviene appunto Enola e trasformandosi ancora nella solita
maniera: “andare all’Enola” diventa, infine, l’attuale Lenola.
La derivazione del significato dell’antico Ino-Inola-Inula è
rimasto, perciò, sempre incerto; noi riteniamo che derivi da Inuo,
l’antico nome che si dava al dio Pan o Pane; confuso poi, in epoca romana,
anche con Fauno e Fauna e Priapo.
La persistenza di una antica religiosità santuariale su
questo luogo oggi rappresentata dal Santuario cristiano della Madonna del
Colle, sembra confermarne l’ipotesi.
Inoltre un antico “castrum Inui” (in territorio di Ardea),
dove resti antichissimi si vanno scavando, conferma l’esistenza di questo
toponimo nel Lazio antico.
Il fatto è che i resti rinvenuti ad Ardea (Roma) vengono
riferiti all’antichissimo popolo dei Rutuli e non agli aurunci-ausoni come
dovrebbe, verosimilmente, trattarsi per l’origine del toponimo di Lenola.
Bisogna ricordarsi che scrivendo di Inuo dobbiamo far
riferimento a qualche millennio a. C., quando cioè la storia si confonde con
i miti i quali, a loro volta, hanno bisogno di una attenta considerazione.
Il mito ha elaborato varie versioni sulle vicende della
fondazione della città di Ardea, legate al racconto dello sbarco di Enea
sulle coste del Lazio e quindi alla nascita di Roma.
Una prima leggenda, riportata da Dionigi di Alicarnasso, fa
risalire la fondazione della città ad Ardeas, figlio di Odisseo e Circe. Una
diversa versione lega le origini di Ardea, nel XV secolo a.C. a Danae,
figlia del re di Argo, che dopo la nascita di Perseo da Zeus, sarebbe giunta
sulle coste laziali e avrebbe sposato il rutulo Pilumno.
Ovidio riferisce l'origine del nome di Ardea all'alzarsi in
volo di un airone cinerino (ardea cinerea) dopo l'incendio e la distruzione
della città ad opera di Enea, vittorioso sul re rutulo Turno, figlio di
Dauno, che a sua volta era figlio di Danae e di Pilumno.
Sia in Dionigi che in Ovidio troviamo elementi che ci
riportano alle nostre contrade; in Dionigi troviamo un figlio di Circe
(Circeo); in Ovidio ritroviamo l’uccello airone che ci riporta ai recenti
risultati degli scavi archeologici effettuati a Catal Hoyuk dove sono
presenti i resti di un culto legato a questi uccelli che, a sua volta, si
collega ancora al falco sotteso al nome di Circe.
Tenendo da parte queste antichissime origini mediorientali
dei nostri mitici personaggi restiamo ai fatti esclusivi di culto.
L’attestazione del dio italico Inuo ad Ardea ci
consente di collegarlo a Lenola.
Il sopravvenuto cristianesimo in Lenola ci racconta di un
miracoloso affresco della Vergine del Colle su resti antichi preesistenti
all’interno di un folto bosco consacrato forse ad una più antica divinità
che siamo orientati proprio a ritenere una commistione tra Inuo-Pane, Priapo,
Fauno ed anche Fauna, il corrispondente femminile.
Riportiamo dal Dizionario mitologico della Biondetti:
“originariamente Fauna era un epiteto della Dea Bona, e un’etimologia
popolare ricollegava il nome al verbo faveo. Fauna perciò sarebbe
stata ‘colei che è propizia’, quae fauet. Fauna ebbe da Ercole un
figlio: Latino, che divenne re del Lazio”.
Si può quindi evidenziare la persistenza a Lenola in
continuum di un culto ad una divinità femminile che dal mondo pagano
passa al cristianesimo trasformandosi nella venerazione della Madonna.
Fauna e
Fauno, sono una coppia di divinità pastorali (da faveo =
essere benigno). Si raccontava che Fauno fosse un antichissimo re del
Lazio, nipote di Saturno e figlio di Pico Marzio. Da Fauna avrebbe avuto i
Fauni, demoni silvestri villosi e dall'aspetto caprigno. Dalla ninfa Marica
avrebbe invece avuto Latino; secondo altri, questi sarebbe però stato figlio
di Ercole che, dopo aver ucciso Fauno, ne avrebbe violentato la vedova.
Dopo morto, veniva venerato come dio campestre che difendeva le greggi dai
lupi (donde l'epiteto di Luperco), ma incuteva anche terrore (donde
l'epiteto di Incubo). Fauno e Fauna vaticinavano anche e venivano
chiamati Fatuo e Fatua. Decadendo d'importanza, venne
soppiantato nel culto del dio Silvano e identificato col greco Pan.
Venne pure dimenticata Fauna, chiamata Bona Dea. L'unico
ricordo di Fauno fino alla fine del paganesimo, furono le Lupercalia
e le Faunalia, le feste celebrate in suo onore.
Inuo è
l’altro nome che si dava a Fauno. Secondo il Tocci è anche l’altro nome che
si dava a Pane Licèo, il culto del quale era stato importato, in Arcadia,
dal Re Evandro quale divino fecondatore dei greggi, e loro difensore contro
l’assalto dei lupi.
Pan, afferma ancora il Tocci, fu
considerato il Dio protogenio dell’Universo. Secondo i poeti latini Lucrezio
e Ovidio, il mito di Pane fu assai diffuso specialmente alla corte di
Evandro, che fu il capo della colonia degli Arcadi in Italia. E in Arcadia
Pane aveva avuto grandissima venerazione. Fu infatti Evandro che recò
sull’Aventino il culto di questa divinità che, poi, divenne presto popolare
in tutte le regioni italiche.
Soffermiamo l’attenzione su queste due affermazioni che
abbiamo prima evidenziate circa i divini Fauno e Fauna:
1.
dopo morto, veniva venerato come dio campestre che difendeva le
greggi dai lupi (donde l'epiteto di Luperco), ma incuteva anche
terrore (donde l'epiteto di Incubo);
2.
l'unico ricordo di Fauno fino alla fine del paganesimo, furono le
Lupercalia e le Faunalia, le feste celebrate in suo onore.
Il culto di questi due dèi è attestato nella contermine città
di Fondi dalla statua del Luperco qui tuttora conservata e certamente
vi si celebravano le feste ad essi dedicate in un’epoca assai antica in cui
ancora prevaleva l’attività della pastorizia rispetto a quella agricola.
Ciò ci porterebbe a ipotizzare un culto prevalente di
Fauno-Inuo a Lenola, posta su montagne particolarmente adatte all’esercizio
della pastorizia ed in cui, su resti antichi non meglio identificati, fu
intronizzata la corrispondente femminile Fauna-Bona Dea trasformata dal
cristianesimo in Madonna del Colle.
Infine dobbiamo considerare la tradizione popolare degli
spiritelli “uafitt” attestata tuttora pure in Fondi e di cui, qualche tempo
fa, non riuscimmo a dare risposte esaurienti alla giornalista Maria Sole
Galeazzi del quotidiano “Latina Oggi”.
Si ritiene che gli “uafitt” qualche volta siano dispettosi ma
nella maggior parte dei casi siano apportatori di fortuna, siano propizi
agli umani presi di mira con donazione di regali più o meno ricchi.
Questa credenza popolare possiamo affermare che trae origine
proprio dalle qualità propizie attribuite alla dea Fauna-Inua che in latino
è definita come colei “quae fauet”.
Sembra facile, in conclusione, trasferire il latino “quae
fauet” nel vocabolo popolare col quale si definiscono gli “uafitt” ed
assegnando quindi l’origine del nome di questi spiritelli tutelari alle
qualità protettrici di Fauna-Fauno-Inuo-Bona Dea.
Gli antichissimi rapporti esistenti tra Fondi e Lenola ci
consente di sostenere questa lezione interpretativa dell’origine del
toponimo di Lenola, e della denominazione popolare degli spiritelli benigni
chiamati “uafitt”.