Ju Vafitt
di Albino Cece
Considerazioni di carattere generale
(di Fernando Seconnino)
Nella
leggenda popolare fondana si parla spesso di quest'omino grassottello
vestito di un abito monacale non marrone come ci si aspetterebbe di un
monaco ma rosso conosciuto nel napoletano come "monaciello" nella classica
descrizione porta i sandali ed ha in mano un bastone ed in testa un
copricapo cardinalizio.
Questi esseri vivono nelle case e si divertono a fare dispetti. Non sono
particolarmenti buoni nè particolarmente malvagi. Si dice che sono custodi
di un grande tesoro e se qualcuno riesce a rubargli il cappuccio può
chiedergli una parte del tesoro come riscatto.
Questa leggenda va studiata nel contesto più ampio degli spiriti minori che
occupano le tradizioni e mitologie di tutti i popoli della terra.
Questi spiriti si differenziano dagli dei , o esseri spirituali superiori,
per due caratteristiche principali:
-Sono definiti in modo generico alla classe di cui appartengono. Non vengono
mai chiamati per nome, mancano cioè di una propria individualità.
- Altra differenza, forse ancora più importante, è che il loro potere è
molto limitato, circoscritto ad un particolare comportamento ed ha una
particolare area d'azione (Sir James Frazer- Il ramo d'oro).
Alcuni abitano il mondo sotterraneo: cave, miniere, altri le foreste, gli
alberi ed altri luoghi come il fuoco, il vento ecc. Ogni cultura ha i suoi
nani o altri spiriti con poteri magici.
Carol Rose, nella sua Enciclopedia della piccole persone "Spirits, fairies,
gnomes and goblins" ne elenca almeno tremila ma di sicuro il loro numero è
molto superiore.
Ju Vafitt o Ju Vaf (come ho sentito a volte chiamarlo da mia madre) e i suoi
"cugini", sono solo una parte di questa popolazione semispirituale.
Ci sono spiriti cattivi e spiriti buoni. Quelli che portano messaggi ,
quelli che predicono il futuro (Sibilla Cumana, Oenone ecc.) Quelli che
proteggono i raccolti o gli animali o le case.
Folletti, satiri, incubi, succubi, fate, streghe, sirene ecc.
E la befana? Dove la mettiamo questa vecchiaccia che che viaggia su una
scopa a portare i regali ai bambini?
Ci sono anche esseri che possono trasformarsi in altre forme. Penso che una
categoria di questi esseri, quelli protettori di una particolare cosa sono
stati soppiantati dagli santi cristiani.
S. Antonio protettore dei maiali,
S. Anna protettrice delle partorienti.
Penso che quest'universo di esseri che non sono uomini nè dei, fanno parte
del sub-conscio collettivo tramandatoci da epoche arcaiche, da uomini agli
albori di una coscienza spirituale.
Quali conclusioni ne possiamo trarre oggi sulla vericidita` o meno delle
varie storielle che riguardano i nostri Vafitti? Alla fine uno "vede" quello
che vuole vedere e "crede" a quello che vuole credere.
Gli Elementali
Nella
tradizione occultistica sono esseri extra-umani solitamente invisibili,
dotati di psichismo embrionale, ma capaci di assumere forme umane in
miniatura in determinate circostanze e verosimilmente in presenza di energie
medianiche. Sarebbero, in particolare, gli spiriti burloni o benevoli delle
leggende popolari (monacelli, gnomi, ecc.). Con ogni probabilità il termine
"elementali" deriva da antiche concezioni, ancora più o meno animiste che
ammettevano l'esistenza specifica degli "spiriti" o "geni" dei quattro
elementi fondamentali dell'universo: Terra, Fuoco, Aria e Acqua (Elfi,
Ondine, Gnomi, Salamandre); gruppi di spiriti era quindi preposto alla
manipolazione e soprattutto alla custodia del rispettivo elemento per cui si
cercava di propiziarsi la loro benevolenza o simpatia con offerte varie.
Questi personaggi del folclore li troviamo nella mitologia minore della
Grecia antica (ninfe, nereidi, sirene, ecc.) ed hanno arricchito la trama
delle saghe nordiche, esprimendo coboldi, gnomi, nani, fate, ecc. Tali
immaginifici personaggi non sono nemmeno estranei alle credenze orientali ed
estremo-orientali.
Alla luce delle attuali conoscenze si può forse affermare che, se da un lato
queste figure misteriose possono essere frutto di allucinazioni gratificanti
o persecutorie, a esempio come eventuali proiezioni di desideri o di
conflitti inconsci (se non addirittura, con Jung, di elementi arcaici
dell'inconscio collettivo affioranti secondo particolari tensioni
soggettive), dall'altro tali manifestazioni possono essere oggettive come
modelli plastici ideati e formati da entità spirituali, in se stesse di
norma assolutamente immateriali, grazie alla possibilità di prelevare da un
medium una sufficiente quantità di ectoplasma (ideoplastìa estrinseca).
Si possono avere fantastiche creature di questo genere, effimere come durata
in sé, anche attraverso la forza ideoplastica presente nel pensiero del
vivente, quando tale pensiero subisce un'abnorme tensione unidirezionale
(caso dei romanzieri o drammaturghi che in particolari condizioni mentali
tendono a proiettare, quasi oggettivandoli, i loro personaggi fuori di se
stessi in "incubi letterari").
Il Monaciello lungo l'Appia
Nelle
credenze popolari dell'Italia del Sud (e soprattutto in Campania) con "monaciello"
è indicato una specie di folletto domestico, vestito da monaco, il quale in
rarissime occasioni aiuterebbe chi è in difficoltà soprattutto finanziarie,
lasciando monete in vari luoghi. La voce popolare attribuisce al monacello
anche la qualifica di spirito burlone o malevolo, e i creduli più umili
tentano di rabbonirlo o di ingraziarselo lasciandogli piatti colmi di cibo.
Tra leggenda e fantasia, può essere incluso nella categoria degli elementali,
non escludendo che spesso gli si possano attribuire fenomeni dovuti in
realtà a estrinsecazione spontanea e incontrollata di energia medianica o
psi*, con materializzazioni in miniatura, apporti, asporti, telecinesi, ecc.
La tradizione dell'Italia meridionale è talmente ricca di credenze, che
sarebbe arduo farne un preciso conteggio; tra di esse, però, spesso si sente
parlare di fantasmi, licantropi (il cosiddetto Lupo Mannaro) e monacielli,
di mazzamauliegli o di scazzamauriello, come anche di vaffit a Fondi. Si
tratta di un unico filone della tradizione di settore.
Il fenomeno del "Monaciello" è costituito da quella presenza inafferrabile e
misteriosa che per anni è stata protagonista delle storie raccontate dagli
anziani attorno al focolare. Negli ultimi anni del secolo XVI a Napoli
sembra che nei contratti di affitto di abitazioni era previsto che se un
monaciello avesse assalito il locatario questi era autorizzato a lasciare la
casa senza pagare l'affitto. Si tratta di uno spirito domestico di piccola
statura (alto poco meno di mezzo metro), occhi vispi spiritati e cappuccio
in testa, egli indossa un saio scuro monacale (da ciò ha origine il nome).
Predilige le vecchie abitazioni nelle quali si insidia, manifestandosi di
notte solo ad alcuni membri della famiglia. Ama impaurire facendo dispetti
di vario genere (pizzica, morde, rumoreggia, nasconde o rompe oggetti).
Altri lo ritengono uno spiritello utile poiché può rivelare i numeri del
lotto, indicare tesori nascosti o ricambiare l'ospitalità con monete d'oro.
Qualcuno, più prosaicamente, collega la leggenda dei monacielli ai "pozzari"
che avevano libero accesso in ogni casa di Napoli attraversando con
destrezza i cunicoli sotterranei attraversati dalle acque fuoriuscendo
all'improvviso dai pozzi di cui è ricca la città; il loro mantello da
lavoro, nella penombra, dava l'impressione appunto del saio di un monaco. La
tradizione del monaciello è diventata talmente potente da essere stato
"esportato" in America dagli emigranti diventando "the boogie man".
A Mola di Bari, il monaciello si chiama "Gaguro" e persiste nei racconti dei
vecchi ai bambini perchè vadano a letto presto la sera, e si comportino
bene.
Si dice che il gaguro faccia visita durante le notti di luna piena entrando
dalla finestra. La prima persona che incontrerà sul suo percorso sarà la sua
prima vittima, ma nulla gli accadrà, se conserva nel petto un cuore puro.
Chi lo ha visto, diche che è grosso e nero, con gli occhi grandi e verdi o
forse rossi, o forse piccoli e neri, con le corna, o meglio con lunghe
orecchie appuntite, le spalle enormi, o piccole, e la coda con punta di
freccia, come in mille illustrazioni del diavolo.
Altri dicono che il Gaguro è un essere notturno, è un fantasma, un
giustiziere, uno spirito che viene a difendere i deboli e schiacciare i
cattivi ma fa anche dispetti. E' piccolo, tutto nero e peloso, e porta in
testa un cappello che per lui è molto prezioso.
Entra dalla finestra e si mette ai piedi del letto, a guardarti mentre
dormi. A seconda dell'espressione che fai, può decidere di attaccarti, o
semplicemente sorvegliare il tuo sonno.
Se ti sveglia, devi cercare di togliergli il cappello, perchè se riesci a
toglierli il cappello puoi chiedergli quello che vuoi, perchè per lui il
cappello è molto prezioso.
I guardiani delle masserie si accorgono al mattino del passaggio del
monaciello quando al mattino nelle stalle trovavano le code delle giumente
annodate a forma di treccia.
Questi esseri hanno passioni come gli uomini; amano, odiano, sono benefici e
possono diventar malefici. Una volta che cominciano a manifestarsi ad una
persona o ad una famiglia l'odio o la simpatia loro si manifesta
immediatamente...
Dei monacielli Carlo Levi che ne fa una dettagliata descrizione:
I monachicchi sono degli esseri piccolissimi e allegri, corrono veloci qua e
là, e il loro maggiore piacere è di fare ai cristiani ogni sorta di
dispetti. Fanno il solletico sotto i piedi agli uomini addormentati, tirano
via le lenzuola dai letti, buttano sabbia negli occhi, rovesciano bicchieri
di vino, si nascondono nelle correnti d'aria e fanno volare le carte, e
cadere i panni stesi in modo che si insudiciano, tolgono la sedia di sotto
alle donne sedute, nascondono gli oggetti nei luoghi più impensati, fanno
cagliare il latte, danno pizzicotti, tirano i capelli, pungono e fischiano
come zanzare. Ma sono innocenti.. i loro malanni non sono mai seri, hanno
sempre l'aspetto di un gioco, e per quanto fastidiosi, non ne nasce mai
nulla di grave.
Il loro carattere e' una saltellante e giocosa bizzarria, e sono quasi
inafferabili. Portano in capo un cappuccio rosso, più grande di loro, e guai
se lo perdono, tutta la loro allegria sparisce ed essi non cessano di
piangere e di desolarsi finchè non l'abbiano ritrovato. Il solo modo di
difendersi dai loro scherzi è appunto di cercare di afferrarli per il
cappuccio.. se tu riesci a prenderglielo, il povero monachicchio
scappucciato ti si butterà ai piedi, in lacrime, scongiurandoti di
restituirglielo. Ora, i monachicchi sotto i loro estri e la loro giocondità
infantile, nascondono una grande sapienza, essi conoscono tutto cio' che c'è
sotto terra, sanno il luogo nascosto dei tesori. Per riavere il suo
cappuccio rosso, senza cui non può vivere, il monachicchio, ti prometterà di
svelarti il nascondiglio di un tesoro. Ma tu non devi accontentarlo fino a
che non ti abbia accompagnato, finchè il cappuccio è nelle tue mani, il
monachicchio ti servirà, ma appena riavrà il suo prezioso copricapo, fuggirà
con un gran balzo, facendo sberleffi e folli salti di gioia, e non manterrà
la sua promessa. Si racconta che questa specie di gnomi o di folletti si
vedono frequentemente, ma acchiapparli è difficilissimo...
Albino Cece
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