Fratelli minori d'Italia
Premessa
Un
bastone che deve fare miracoli, un parroco che capeggia una rivolta, i suoi
fratelli che picchiano sindaco e assessori per "ricevere nelle mani il
mestolo della pubblica azienda", un sotto prefetto che chiama idioti e
ignoranti i cittadini, un magistrato che li definisce retrivi, un vescovo
immerso nel più profondo dolore", sono alcuni elementi che caratterizzano
questo saggio dedicato al periodo in cui Campodimele, paese al confine del
Regno delle Due Sicilie con lo Stato Pontificio, fu annesso all'Italia
conquistata dai Savoia.
Non è proprio il caso di parlare di
Risorgimento nel senso ricorrente di raggiungimento dell'indipendenza e
dell'unità d'Italia, perché il piccolo paese aurunco non fu contagiato dalla
febbre piemontese" indotta da Cavour, Garibaldi e Vittorio Emanuele II; ma
rimase fedele ai Borbone, ne anelò il ritorno dopo l'ultima resistenza di
Gaeta e sostenne il brigantaggio politico reazionario, ospitando i
fuorilegge nei suoi impenetrabili boschi del Faggeto, di Sant'Onofrio e di
Monte della Croce.
Assoggettato d'autorità alle nuove
istituzioni del Regno Sabaudo, Campodimele approfittò del suo isolamento,
(mancava una strada carrabile di accesso) e attuò una resistenza passiva nei
confronti degli odiati rappresentanti del nuovo Governo.
Conseguentemente la vita amministrativa
e sociale fu travagliata e la svolta politica lenta e particolarmente
sofferta.
La rinascita del paese, pertanto,
avvenne con ritardo rispetto al periodo risorgimentale storicamente
riconosciuto e nel pieno di una generale caduta di valori, di crisi della
Chiesa e di diffusa corruzione nelle Istituzioni.
Le recenti ricerche da me compiute hanno
confermato lo stato di profondo disagio vissuto dai protagonisti
dell'evoluzione politica, amministrativa e sociale, con riferimento a
situazioni che evidenziano contrasti duri ed accesi nella lotta per il
dominio. Nel mio lavoro riferisco avvenimenti che, alla luce della cultura
di oggi, appaiono censurabili, stravaganti e a volte ridicoli; ma essi vanno
collocati anche nel contesto storico nazionale in cui avvennero. Li ho
riportati fedelmente per alcuni concetti che traggono forza da una saggezza
antica: è spiacevole dover parlare di avvenimenti spiacevoli; ma la
chiarezza è la prima dote di un racconto. Ammettere che vi siano verità che
si devono tacere, è pretendere che vi siano malattie e piaghe alle quali è
conveniente non applicare rimedi.
Poiché amo profondamente Campodimele ed
i suoi abitanti, non posso che ricercare la verità per un' anamnesi che
consenta di indicare diagnosi e terapie necessarie a conseguire migliori
condizioni di vita. Inoltre sono fermamente convinto che la divulgazione
della storia, soprattutto tra i giovani, porti un grande insegnamento nel
riscoprire una eredità culturale che consente di crescere civilmente e non
ricadere negli errori del passato: sarà la premessa per migliorarci e
proiettarci verso un ulteriore progresso.
Con questo spirito invito i lettori a
leggere il libro, che anche attraverso il racconto di singoli episodi, a
volte piccanti e apparentemente assurdi, forniscono un significato
essenziale e connessioni con la difficile realtà italiana di oggi che devono
far riflettere.
Campodimele, Aprile 1999.
Aldo Lisetti