Credits

“Premio Nazionale di Poesia Giuseppe Jovine" - Bando di concorso”

 Contatti

LAPORTELLA.NET

"L'arte rivela ai cuori
ciò che nessuna scienza
può mai rivelare alle menti"

Salotto Culturale Fondano  

Virgilio

Home  News  Concorsi  Eventi  Links 

info@laportella.net

Fratelli minori d'Italia

Premessa

Un bastone che deve fare miracoli, un parroco che capeggia una rivolta, i suoi fratelli che picchiano sindaco e assessori per "ricevere nelle mani il mestolo della pubblica azienda", un sotto prefetto che chiama idioti e ignoranti i cittadini, un magistrato che li definisce retrivi, un vescovo immerso nel più profondo dolore", sono alcuni elementi che caratterizzano questo saggio dedicato al periodo in cui Campodimele, paese al confine del Regno delle Due Sicilie con lo Stato Pontificio, fu annesso all'Italia conquistata dai Savoia.

Non è proprio il caso di parlare di Risorgimento nel senso ricorrente di raggiungimento dell'indipendenza e dell'unità d'Italia, perché il piccolo paese aurunco non fu contagiato dalla febbre piemontese" indotta da Cavour, Garibaldi e Vittorio Emanuele II; ma rimase fedele ai Borbone, ne anelò il ritorno dopo l'ultima resistenza di Gaeta e sostenne il brigantaggio politico reazionario, ospitando i fuorilegge nei suoi impenetrabili boschi del Faggeto, di Sant'Onofrio e di Monte della Croce.

Assoggettato d'autorità alle nuove istituzioni del Regno Sabaudo, Campodimele approfittò del suo isolamento, (mancava una strada carrabile di accesso) e attuò una resistenza passiva nei confronti degli odiati rappresentanti del nuovo Governo.

Conseguentemente la vita amministrativa e sociale fu travagliata e la svolta politica lenta e particolarmente sofferta.

La rinascita del paese, pertanto, avvenne con ritardo rispetto al periodo risorgimentale storicamente riconosciuto e nel pieno di una generale caduta di valori, di crisi della Chiesa e di diffusa corruzione nelle Istituzioni.

Le recenti ricerche da me compiute hanno confermato lo stato di profondo disagio vissuto dai protagonisti dell'evoluzione politica, amministrativa e sociale, con riferimento a situazioni che evidenziano contrasti duri ed accesi nella lotta per il dominio. Nel mio lavoro riferisco avvenimenti che, alla luce della cultura di oggi, appaiono censurabili, stravaganti e a volte ridicoli; ma essi vanno collocati anche nel contesto storico nazionale in cui avvennero. Li ho riportati fedelmente per alcuni concetti che traggono forza da una saggezza antica: è spiacevole dover parlare di avvenimenti spiacevoli; ma la chiarezza è la prima dote di un racconto. Ammettere che vi siano verità che si devono tacere, è pretendere che vi siano malattie e piaghe alle quali è conveniente non applicare rimedi.

Poiché amo profondamente Campodimele ed i suoi abitanti, non posso che ricercare la verità per un' anamnesi che consenta di indicare diagnosi e terapie necessarie a conseguire migliori condizioni di vita. Inoltre sono fermamente convinto che la divulgazione della storia, soprattutto tra i giovani, porti un grande insegnamento nel riscoprire una eredità culturale che consente di crescere civilmente e non ricadere negli errori del passato: sarà la premessa per migliorarci e proiettarci verso un ulteriore progresso.

Con questo spirito invito i lettori a leggere il libro, che anche attraverso il racconto di singoli episodi, a volte piccanti e apparentemente assurdi, forniscono un significato essenziale e connessioni con la difficile realtà italiana di oggi che devono far riflettere.

Campodimele, Aprile 1999.

Aldo Lisetti

© 2002 - 2008 La Portella

Ultimo aggiornamento: 06-nov-2008

webmaster@laportella.net