Re Briganti e streghe nella terra dei longevi
PREMESSA
"Questo
paese non ha storia", mi risposero alcuni maggiorenti di Campodimele che
interpellai alla fine degli anni Settanta, quando iniziai a frequentarlo con
maggiore interesse. Li avevo avvicinati separatamente eppure mi sembrarono
tutti d'accordo, come se si fossero passati parola. Qualcuno aggiunse: "Non
perda tempo: non esistono notizie sul suo passato. Questo era un piccolo e
insignificante villaggio". Compresi che mentivano. Se un paese, un gruppo di
case, una comunità esistono, innegabilmente essi devono avere una storia. Mi
convinsi che il loro atteggiamento scaturiva da un'atavica diffidenza verso
il forestiero. Non volevano intromissioni di persone che potessero, in
qualche modo, secondo un loro modo di pensare, nuocere al paese. Le mie
intenzioni erano ben altre.
Da queste premesse iniziai le ricerche negli archivi, nelle biblioteche e
nei musei: Roma, Napoli, Caserta, Capua, Cassino, Latina, Città del
Vaticano. Trovai le fonti e mille rivoli di conoscenza emersero da più parti
con zampilli di notizie e riferimenti documentali di grande interesse. Sulla
base delle risultanze ho scritto e pubblicato sino ad oggi quindici libri,
avvalendomi, per alcuni di essi, della collaborazione di mia moglie, Lidia
Scuderi, e dei miei figli, Sara ed Enrico. Oltre duemila le pagine di carta
stampata.
Al primo, "nato" nel 1986, detti il titolo "Campodimele paese della
longevità", traendo spunto dalla notizia che la comunità era stata citata
nel "Guinness" dei primati, perchè risultata, statisticamente, tra le più
longeve del pianeta.
Da allora sono andato avanti aggiungendo tessere di un mosaico, costruito
sui risultati acquisiti nel tempo, senza mai trascurare di informare la
popolazione di ogni scoperta riguardante il suo passato e di integrare e
correggere precedenti risultanze. Ho abituato i campomelani, pertanto, ad
avere quasi annualmente un aggiornamento storico, che si affianca
all'annuario di attualità "Obiettivo Campodimele" pubblicato
dall'Amministrazione comunale e da me curato. I giovani se ne avvalgono per
i loro studi, le loro tesi e, soprattutto, per affermare la loro
individualità e la dignità di essere campomelani. Ciò costituisce per me una
profonda, intima soddisfazione e motivo per proseguire nel lavoro...ad
esaurimento.
La presente pubblicazione, a differenza delle precedenti, è costituita da
saggi, alcuni inediti, che approfondiscono più aspetti della storia generale
("Campodimele alla fine del Quattrocento", "Bonaparte nega l'autonomia a
Campodimele, Murat la concede, il Borbone la ratifica", "Il ponte delle
streghe", "Terra di briganti e di camorra", "Un coraggioso guardaboschi") ed
altri rielaborati, a conferma o rettifica di precedenti scritti con il
supporto di nuove fonti ("Sanità e farmacia", "La Posta itinerante", "Il
rifugio di Giulia Gonzaga", "La bella del monte").
In appendice pubblico, inoltre, il testo originale dell'Inventario de11491 e
la relativa traduzione.
Nell'insieme i miei saggi e soprattuto i documenti cui essi fanno
riferimento, conferiscono rilievo al ruolo storico e geografico di
Campodimele, designandolo capoluogo del vasto territorio montano, di recente
definito nel Parco Naturale dei Monti Aurunci, che lo racchiude come uno
scrigno. Intorno fanno corona sezioni di bosco dei comuni di Lenola, Itri,
Fondi, Formia, Spigno Saturnia, Esperia, Ausonia, Pontecorvo e Pico.
Territorialmente e storicamente, pertanto, il paese si riconnette alle
vicende dei centri della Valle del Sacco a nord e ad est, oggi provincia di
Frosinone; della piana di Fondi e del Golfo di Gaeta a sud e ad ovest, in
provincia di Latina.
Sorto nel Cuore di una fitta selva, naturale roccaforte di pastori e
boscaioli nell'antichità, poi terra fecondata dalla cultura benedettina,
Campodimele divenne sicuro rifugio di nobili e di fuoriusciti. Ebbe
l'attenzione di re e di papi. Fu sempre su una linea di confine tra
territori e dunque soggetto a contese e traversie nelle suddivisioni
politiche e amministrative. In principio sembra appartenesse al Ducato
longobardo di Aquino, poi alla "Civitas Pontiscurvium" nella regione del
Liri, quindi all' Abbazia di Montecassino intorno al Mille, successivamente
alle Terre di Marittima e Campagna, al Ducato di Fondi nel Medioevo, alla
Provincia di Capua, di Caserta nel periodo risorgimentale e, infine, a
quelle di Roma dal 1927 e di Littoria (oggi Latina) dal 1934.
Aggregazioni e rapporti compositi hanno reso la storia di questo piccolo
paese aurunco particolarmente interessante nell'ambito della storia
dell'intero comprensorio.
Ecco il paese che non ha storia!
Aldo Lisetti
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