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Silenzi di guerra

Premessa

Sono trascorsi sessant'anni dalla seconda guerra mondiale eppure in alcuni paesi d'Italia basta evocarne qualche vicenda perchè, ancora oggi, i sopravvissuti ne rivivano angoscia e paura. Sono soprattutto gli abitanti di quei territori attraversati dai fronti di combattimento che preferiscono non ricordare o comunque tacere le terribili esperienze vissute.

Accade così anche nel piccolo paese aurunco di Campodimele, il quale venne a trovarsi, negli anni 1943-44, tra la fortissima linea di resistenza tedesca "Gustav", costituita tra il Golfo di Gaeta e l'Adriatico, all'altezza di Ortona, e quella di sostegno "Hitler", che da Terracina attraversava gli Ausoni raccordandosi con Itri-Pico e.la strada Pontecorvo-Aquino.

Le case e .la popolazione conobbero la furia delle battaglie e delle occupazioni, prima delle truppe germaniche e poi di quelle alleate, se alleati possono definirsi i terribili goumiers marocchini del Corpo di spedizione francese del generale Alphonse Juin, inquadrato nella quinta Armata americana al comando del Generale Mark W Clark.

Morti, disgrazie, violenze sono state portate dai campomelani come un lutto segreto con grande dignità, nel silenzio più rigoroso, per decenni. I campomelani furono testimoni di eventi gravissimi che altrove, invece, rifulgono in pagine di storia nazionale e forniscono motivo di riconoscimenti e rivendicazioni di valori. A distanza di tanto tempo vige ancora il ritegno, quasi che fosse vergogna e non onore avere offerto un altissimo tributo di vite umane e di sacrifici per una guerra che certo essi non volevano e non prevedevano di dover combattere e subire anche in paese, nelle loro strade.

Oggi, nelle mie funzioni di sindaco di questo Comune, da troppo tempo trascurato dalla storiografia ufficiale, sento il dovere di ricostruire gli eventi attraverso la consultazione dei documenti e soprattutto sulla base di testimonianze di alcuni protagonisti e vittime. Ho aperto anche qualche "armadio della vergogna" per individuare i peccati ed i peccatori, non chi li ha subiti; ho suscitato con qualche domanda improvvisi rossori sulle guance di alcuni ottuagenari soltanto per conoscere la verità. Ho inteso colmare un vuoto nella storia del paese e della sua gente, portare in luce un segmento della storia d'Italia rimasto in ombra, e promuoverne il giusto riconoscimento da parte dello Stato.

La deportazione, i rastrellamenti per rappresaglia e le vendette meschine dei tedeschi, l'asservimento di persone per duri lavori sulle linee di combattimento ove alcuni persero la vita, infine gli stupri, i soprusi e gli assassinii dei marocchini del Corpo di spedizione francese resero la popolazione campomelana martire e benemerita.

Essa fu travolta da furia bestiale nelle terrificanti battaglie combattute per lo sfondamento delle linee Gustav e Hitler, come lo furono le genti dei paesi lungo la "strada aurunca" che doveva portare le truppe anglo-americane a Roma: da Minturno e Castelforte a Campodimele e Lenola, passando per Ausonia ed Esperia. Non possono farsi distinzioni tra una popolazione e l'altra. Non devono esistere nella coscienza collettiva due pesi e due misure per popolazioni che hanno vissuto la stessa tragedia, valutando in termini numerici le vittime, il danno ed il valore di questo o quel paese. Non sarebbe giusto fare graduatorie; tuttavia -se fosse necessario -è certo che in percentuale la piccola Campodimele è da considerarsi tra le più colpite: tutta la popolazione presente in paese deportata (300 su 300 o poco più residenti nel Borgo), uomini rastrellati e tradotti nei campi di concentramento in Germania; decine di militari caduti in guerra; decine di civili morti per cause di guerra; altri uccisi sui fronti perchè impiegati in servitù militari. Senza considerare le persone che morirono per fame, sofferenze e cause strettamente connesse alla guerra, le quote sono altissime e si vanno a collocare su valori oscillanti tra il 60 e 70%: escludendo i feriti, gli ammalati, le donne ed i bambini stuprati per "premio di guerra", le distruzioni di case e di chiese, lo sconvolgimento di terre coltivate, la sottrazione de- gli averi, le requisizioni del bestiame.

Rompendo il lungo silenzio, Campodimele invoca oggi attraverso la sua Civica Amministrazione quel riconoscimento al valor civile cui ha diritto non essendo seconda alle altre cittadine del territorio che hanno ottenuto la Medaglia d'Oro o d'Argento.

Il gonfalone comunale deve fregiarsi di questo alto titolo di merito affinchè possa testimoniare alle future generazioni ed a tutto il popolo italiano, anche nelle pubbliche manifestazioni, l'enorme prezzo pagato dal paese nella seconda guerra mondiale. La richiesta è nello spirito della Legge 20 luglio 2000 no. 211 che ha istituito il "Giorno della Memoria" quale monito e richiamo formativo dei giovani che frequentano le scuole.

Da quanto premesso si evince che il presente lavoro non ambisce a rivisitare la storia in generale della guerra, ma soltanto a ricostruire le vicende che riguardarono Campodimele e la sua popolazione nei lunghi e terribili mesi in cui il fronte di . combattimento ne attraversò le contrade.

Aldo Lisetti

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