LAPORTELLA.NET
Salotto Culturale Fondano
E-mail: info@laportella.net

Home Arte Storia Musica Cinema Letteratura Pubblicazioni Eventi Foto d'epoca Dipinti Links

Andersen a Fondi e nel basso Lazio
(di Albino Cece)

La misteriosa potenza del web continua a strappare dagli archivi polverosi le vecchie carte trasferendole da paesi lontani fino alle nostre contrade per poi ritrasmetterle verso le più remote province del mondo.

E' questo il caso di Fernando Seconnino che dall'Australia è il patron del sito "laportella.net" che si occupa in prevalenza della storia e cultura di Fondi e che da un contatto con il curatore del Museo di Hans Christian Andersen in Odense Danimarca, è riuscito ad ottenere documenti esclusivi ed originali sui due viaggi effettuati da Hans Christian Andersen da Roma a Napoli lungo la grande arteria viaria dell'Appia.

Egli ha poi ritramesso questa documentazione a me che risiedo in provincia di Latina incaricandomi di estendere la relazione che qui si riporta.

Il Grand Tour e la regione aurunca-ausone

La fine del '700 è anche la nascita del mito del Grand Tour, generato oltre che dalle nuove scoperte scientifiche dall'interesse per la storia, che spinge artisti e intellettuali a viaggiare in Italia. Questo nuovo spirito guarda al passato delle civiltà antiche come ad un modello ideale da cui trarre ispirazione. All'inizio del 1800, gentiluomini e gentildonne di tutta Europa, si inoltravano verso le località riconosciute dalla letteratura alla ricerca delle emozioni provate sui libri.

L'Italia era l'obiettivo prioritario del Grand Tour, che attraverso vari paesi europei vedeva nella nostra penisola, custode della tradizione classica, l'approdo di intellettuali, letterati e artisti.

L'importante arteria della Via Appia, definita la Regina Viarum, ha offerto alla regione aurunco-ausone, situata lungo il percorso, l'opportunità di rimanere in contatto con i grandi fatti della storia e talvolta, pur nei limiti delle sue possibilità, di parteciparvi.
Questo grazie soprattutto alla grande quantità di viaggiatori che quasi obbligatoriamente si trovavano a transitarne nel territorio: pellegrini diretti a Roma; grandi protagonisti della vita politica europea ed italiana; militari e truppe spesso amiche ma talvolta ostili; imperatori e pontefici in viaggio per i loro giochi di strategia politica; artisti; prelati; gente comune ma anche appassionati viaggiatori stranieri e celebri letterati.
Ed è grazie a questi ultimi che nel corso dei secoli, e specialmente nel periodo in cui il viaggio in Italia - il Grand Tour - veniva considerato una specie di iniziazione culturale, si è andato a costituire un ricco patrimonio di testimonianze sulle varie realtà geografiche e sociali del paese e quindi anche del nostro territorio che sono ancora tutte da ricercare e studiare.
I famosi scrittori e gli oscuri relatori hanno descritto, talvolta con impressioni contrastanti, l'aspetto geografico e storico della zona; ne hanno riportato, con differente sensibilità, le curiosità e le leggende; ne hanno salvaguardato, andando oltre l'intenzione, le realtà sociali e culturali.
Da tutto questo materiale scaturisce un quadro che, pur nella sua parzialità, aiuta a ricostruire, alcuni aspetti inediti della vita e del carattere del nostro territorio.
La meta più importante di questi viaggiatori dell'ottocento era Napoli definita anche come "l'ombelico del Mediterraneo" e dalla quale era possibile visitare lo "sterminator Vesevo" come Leopardi definiva il Vesuvio. Tra gli esploratori del vulcano vanno ricordati, infatti, Giovanni Boccaccio mentre era a Napoli e scriveva il Decamerone, Giacomo Casanova, Mozart, Goethe, François René de Chateaubriand, Percy Shelley, Stendhal, Hans Christian Andersen, Alexandre Dumas, Gogol, Mark Twain, Cécov, Matilde Serao. Tutti sentirono la necessità, l'impulso, il desiderio di scrivere del Vesuvio.
E da Roma, meta importante per questi viaggiatori oltremontani, la Via Appia era la più agevole delle strade per raggiungere Napoli. A metà strada del percorso si trova la nostra regione aurunca.

Il passaggio tra noi di Andersen

Il favolista danese Hans Christian Andersen viaggiò per l'Appia e attraversò la regione aurunco-ausone nel corso dei suoi viaggi in Italia del 1834 e del 1841.
Per quante ricerche abbiamo fatto nemmeno Angelo De Santis, il sommo ricercatore delle storie del Basso Lazio che pure ha esaminato le pubblicazioni ed i diari inediti di diversi artisti e letterati che hanno attraversato la nostra regione, conosceva queste annotazioni del diario di Andersen che stiamo per citare su cortese concessione del dott. Ejnar Askgaard, curatore del Museo della citta` di Odense Museo di Hans Christian Andersen per cui si tratta di una novità assoluta per la storiografia locale.
Il danese dott. Askgaard scrive in inglese e la traduzione italiana è di Fernando Seconnino: "Nel 1834 Andersen lascio` Roma alle 8 di mattina per andare a Napoli viaggio` per mezzo di "venturin". Visito` la tomba di Ascanio prima di raggiungere Albano. Qui` si riposo` mangio` qualcosa e vide la tomba di Horatii. Alla sera raggiunse Velletri dove rimase nottetempo in un hotel.
Il giorno appresso passo` per Cisterna e le Paludi Pontine. Alla sera raggiunse Terracina dove vide il castello di Teodorico. Alle 4 di mattina (feb 14) continuo` il suo viaggio ed arrivo` al confine del regno di Napoli. Dalla Portella ando` a Fondi dove stette un po`. Dopo attraversò Itri, Mola di Gaeta. Qui` Andersen fa menzione di un "albergo" infatti dice:" Dove l'albergo e` adesso prima c'era la villa di Cicerone, abbiamo visto i bagni di Cicerone sotto la villa." A sera tardi arrivo` a S. Agata dove pernotto`. Il giorno dopo attraverso` Capua e da li` a Napoli.
Nel 1841 Le tappe furono: (feb25) Roma Albano Cisterna (riposo) (feb 26) Terracina, confine, Fondi (sosta) attraversò Itri sulla nuova via fino a Mola di Gaeta dove pernottò, passa il giorno seguente visitando, dopo attraversò Pontecorvo fino a San Agata dove stette nottetempo".

Cerchiamo adesso di trovare il bandolo del viaggio svolto nel 1834.
12 febbraio - Andersen, alle 8 del mattino, parte da Roma per Napoli per mezzo di un "vetturino"; dopo aver visitato la tomba di Ascanio si riposò e mangiò ad Albano; visitò la tomba di Orazio ad Albano, quindi raggiunge Velletri dove passa la notte.
13 febbraio - passa per Cisterna, attraversa le Paludi Pontine e raggiunge Terracina dove vede il castello di Teodorico e passa la notte.
14 febbraio - alle 4 del mattino riprende il viaggio e passa il confine col Regno di Napoli alla Portella; raggiunge Fondi dove effettua una breve sosta; continua il viaggio e, attraverso Itri, raggiunge Mola di Gaeta; qui riferisce l'esistenza di un albergo "dove prima c'era la tomba di Cicerone" e visita le terme che si trovavano sotto la villa. A sera tardi raggiunge Sant'Agata di Sessa Aurunca dove passa la notte.
15 febbraio - attraversa Capua e raggiunge Napoli.

Il viaggio di Andersen verso Napoli svolto nel 1841 incomincia partendo da Roma il 25 febbraio verso Albano e Cisterna dove alloggia per la notte
26 febbraio - giunge a Terracina, passa il confine col Regno di Napoli alla Portella, fa una sosta a Fondi e riparte attraverso la nuova via di Itri, per raggiungere Mola di Gaeta dove passa la notte.
27 febbraio - passa il giorno visitando il circondario, raggiunge Pontecorvo e poi Sant'Agata di Sessa dove passa la notte per la seconda volta.

Scrive il direttore Einar Askgaard: "Si e` vero, Andersen visito` Fondi 2 volte, il 14 feb 1834 e di nuovo il 26 feb 1841 ma non pernotto`. Visito la chiesa e noto` gli angeli che suonano il violino dipinti sul soffitto. Nel 1834 lui pernotto` in S. Agata e nel 1841 pernotto' a Mola di Gaeta. Nei suoi diari non parla molto di Fondi. Fu` piuttosto preoccupato per i pezzenti che vide. Ma nel "A poet bazar" (1842) fece una piccola menzione " la strada era piuttosto buona ed avemmo una bellissima lunga sosta alla Dogana di Fondi" Ed anche nel suo primo romanzo "The improvisator" (1835) " Il tempo e la strada passarono veloci in compagnia di Federico (Frederigo), non feci caso alla lunga sosta alla dogana a Fondi." Sembra che Fondi sia situata al confine e i viaggiatori dovevano mostrare i passaporti li`.

Conclusioni sul viaggio di Andersen

Da questa nuova acquisizione storica possiamo trarre alcune prime conclusioni.
Tralasciamo le considerazioni sul resto del viaggio di Andersen per focalizzare la nostra attenzione su quanto riguarda più da vicino il nostro territorio.
Andersen rimase impressionato per la folta presenza a Fondi di mendicanti e pezzenti e questo dato collima con le medesime impressioni riportate da altri autori stranieri che sono passati per questa città e pubblicate da Angelo De Santis in diverse sue ricerche.
La lunga sosta richiesta ai viaggiatori presso la dogana della Portella, come attestano altri autori stranieri riportati dal De Santis, era di uso comune.
Veniamo a sapere che tra il 1834 ed il 1841 una nuova strada era stata costruita per raggiungere Mola di Gaeta (Formia) da Fondi attraverso Itri.
Una importante, ma malfamata, stazione di sosta ed alloggio era quella di Sant'Agata di Sessa Aurunca dove presero alloggio anche altri viaggiatori stranieri come il Petit-Radel, primo studioso che si occupò delle mura ciclopiche di Fondi e del Circeo.
Più strano appare la diversione di tragitto che Andersen fece verso Pontecorvo che si trova assolutamente fuori rotta. Ritengo che la sua curiosità fosse quella di vedere una città che, a quel tempo, era convinta di essere la legittima erede dell'antica Fregelle tanto da fregiarsi nello stemma del titolo "Senatus PopulusQue Fregellanus" e che era provvista di vistosi resti di opere longobarde.

Staff

© 2002- 2009  LaPortella.Net

Credits