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Andersen nacque ad Odense, un piccolo paese di pescatori in Danimarca il 2 aprile 1805 da genitori poverissimi. Il padre, calzolaio, aveva una certa cultura e leggeva al piccolo le storie tradizionali danesi. La madre, lavandaia, era più anziana del padre di quindici anni e quasi analfabeta. Il padre mori` quando Hans aveva appena 11 anni. Per qualche anno provò alcuni mestieri ma il suo desiderio era il teatro. A quattordici anni lascio` Odense per Copenaghen per trovare fortuna come attore. Non ebbe molto successo ma non si arrese. Un suo primo scritto per il teatro colse l'attenzione del professore Rahbek , direttore del teatro, che capi` come Andersen avesse ottimo talento ma aveva bisogno di istruzione. Ne parlo` con Jonas Collin, direttore del Teatro Reale che aveva influenza alla Corte. Andersen, a spese del Teatro, venne mandato a scuola, ma non prosegui` fino agli studi universitari preferendo di cominciare la sua carriera. Il re gli concesse una somma di denaro che gli permise di viaggiare in tutta l'Europa per due anni. Durante questi viaggi scriveva appunti, diari e disegnava le cose più interessanti che vedeva in modo da servirsene al ritorno per scrivere un romanzo. Nell'attesa della pubblicazione di questo suo primo libro, scrisse e pubblico` le sue prime quattro storie che ebbero un successo immediato. Continuava a scrivere ed a viaggiare. Venne accolto e corteggiato da ricchi e potenti e incontro` personaggi importanti della cultura del suo tempo come Dickens e Sir Walter Scott. Il celebre favolista danese, appena giunto a Roma per il suo primo soggiorno nella Città Eterna abitò in una camera d'affitto in una casa d'angolo tra la Via Felice (oggi via Sistina) e via di Porta Pinciana dove scrisse nel 1833 il romanzo autobiografico "L'improvvisatore" pubblicato poi nel 1835, meno noto al vasto pubblico, se non addirittura sconosciuto, ma ambientato interamente in Italia, (1835). In questo bellissimo romanzo H. C. Andersen ci racconta mirabilmente le sue impressioni sull'Italia attraverso il protagonista Antonio. Gli studiosi ritengono che proprio l'incontro con la cultura ed il modo di vivere italiani costituirono per lo scrittore danese una fonte di ispirazione per le sue famose fiabe dove egli manifestò così profondamente il suo genio. Quella di Andersen era una visione dell'Italia legato agli stereotipi tipici del romanticismo, alla celebrazione del glorioso passato e del folklore italiani. Il novelliere danese era stato in Italia ben quattro volte: la prima fu dall'ottobre del 1833 sino ai primi mesi dell'anno successivo; la seconda iniziò dal Natale del 1840 con un soggiorno che si protrasse per circa due mesi; quindi una terza visita nell'aprile del 1846; ed infine un'ultima presenza che va dall'aprile al maggio del 1861. Le sue favole cominciarono ad essere tradotte in molte lingue ed oggi, dopo la Bibbia, e` l'autore piu` tradotto al mondo. Il giorno piu` bello della sua vita forse fu quando Odense lo fece cittadino onorario il 6 dicembre 1867. In quella occasione le scuole furono chiuse e la citta` si illumino` con fiaccole in suo onore. Mori` il 4 agosto 1875 lasciando un totale di 168 racconti, romanzi, poesie, disegni a matita e inchiostro. Si sbaglia nel considerare Andersen come un autore esclusivamente per bambini; i suoi scritti hanno un messaggio sia per i grandi che per i piccoli; gli stessi racconti possono essere interpretati a diversi livelli e da qui` l'importanza che hanno assunto nella letteratura mondiale. Andersen scrisse in lingua danese, una lingua poco conosciuta fuori del suo Paese. Spesso le traduzioni sono state fatte dal tedesco o dall'inglese rendendo inesatte le sfumature linguistiche adottate dall'autore. Spesso accomunato con altri famosi scrittori come i fratelli Grimm, Andersen non era invece un raccoglitore di storie tradizionali, benche` i ricordi delle storie sentite da ragazzo avranno avuta una certa influenza. Fu` uno scrittore creativo ed originale; il suo linguaggio semplice, privo di ricercatezza prosaica, lo resero bene accolto tra i piu` giovani lettori. Questo linguaggio, in qualche modo rivoluzionario, non fu` mai il risultato di negligenza o svogliatezza ma di una scelta cosciente. Le sue storie materializzano una vivida immaginazione accompagnata da buon umore, satira, sentimenti spirituali e senso pratico; hanno inoltre un'impronta personale derivata dalle esperienze della propria vita. I suoi personaggi spesso sono modellati su se stesso come il classico "Brutto Anatroccolo" che rispecchia la "sua" magnifica trasformazione da un ragazzino non certo bello e deriso dai suoi compagni in un personaggio amato e venerato in tutto il mondo da grandi e piccini. Forse la favola piu` bella e` quella che scrisse con la propria vita!
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