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I Pagliai

Questa forma di dimora agricola temporanea ha costituito per secoli elemento ineliminabile del paesaggio di zone agro-pastorali del Lazio meridionale, della Campania, della Calabria e, sporadicamente, di poche altre zone. In queste diverse zone essi si differenziano soprattutto nei materiali usati, che sono normalmente quelli che la natura circostante offre spontaneamente. Per questo motivo è abbastanza frequente una loro “mimetizzazione” con l’ambiente naturale circostante. Ovviamente oggi essi tendono a sparire, e inoltre raramente rispondono in pieno alle funzioni tradizionali, in ragione del ridursi della pastorizia in questa zona. Su queste colline e in tutto l’arco degli Aurunci ed Ausoni nel passato,  nel momento di massima fioritura della pastorizia (dal ‘600 alla fine dell’800), queste forme abitative sorgevano anche a gruppi di tre o quattro e finanche riunite in piccoli villaggi pastorali. Ma vediamo ora succintamente la tecnica costruttiva e i materiali usati, per rendercene un’idea più completa. Tecnica costruttiva e materiali dovevano rispondere, ovviamente, alle necessità tanto abitative quanto climatiche; dovevano inoltre fornire lo spazio per il ricovero e conservazione di vestiario, stoviglie, viveri,attrezzi lavorativi, prodotti della trasformazione del latte e della carne (formaggi ed insaccati), e per lo svolgimento delle operazioni necessarie a tali trasformazioni.
A tali necessita` si rispondeva innalzando anzitutto un muro a secco “macera” , molto robusto, largo spesso piu` di un metro, e alto circa m. 1, 60 la copertura consisteva in una robusta campana di strame(Ampelodesmos tenax) “stramm” in dialetto locale, che oltre al riparo dalla pioggia e dal vento forniva al pagliaio un efficace isolamento tanto dal freddo quanto dal caldo estivo.
Negli ultimi tempi il pavimento si faceva in calcestruzzo, ma in origine era costituito da un vespaio di pietra sul quale si spargeva un abbondante strato di letame bovino, che, rinsecchito, andava a formare un pavimento termicamente ben isolato.
Inoltre non esistevano altre aperture che l’ingresso.
Nell’interno lo spazio era organizzato in modo razionale: i giacigli erano per lo più situati ad un metro d’altezza, quasi letto a castello, in modo da utilizzare lo spazio sottostante come ripostiglio per sacchi di grano, legumi, vestiario. Al centro veniva collocato il fuoco: e non c’era bisogno di canna fumaria, poiché con facilità il fumo traspirava dal tetto in strame, paglia,giunco,ecc. Essendo poi la capriata abbastanza alta, vi si potevano sistemare dei bastoni, ai quali venivano appesi insaccati, prosciutti e panieri con formaggio ed altri cibi da conservare freschi.
Nelle zone più propriamente pastorali, dove l’attività di carne e latte era importante, un intero pagliaio veniva utilizzato come caciaia; e allora poteva verificarsi che altri pagliai più bassi, ma costruiti con la medesima tecnica, venissero adibiti a stalla.
Oggi è ancora possibile trovare qualche pagliaio nelle nostre zone. Ma esso funge di norma da ricovero per attrezzi, e raramente anche da stalla o da postazione di guardia. L’attività casearia ha d’altronde preso altre vie.  

 

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