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Prefazione all'edizione italiana del libro "Le notti di Fondi" di Isolde Kurz

Quando nel 1922 a Monaco apparve il romanzo Nachte von Fondi, Isolde Kurz, ormai prossima alla soglia dei settant'anni, aveva davanti a sé quasi ancora un ventennio di intensa attività letteraria. In seguito, dovendo pronunciarsi sulla sua opera più celebre tra quelle da lei dedicate al Rinascimento italiano, la scrittrice sveva ebbe a dichiarare che il tema dell'amore irrisolto tra Ippolito de' Medici e Giulia Gonzaga, all'epoca della stesura del racconto, era stato per lei "tanto avvincente da toglierle sovente il fiato".
La scelta dei due personaggi, a ben considerare i nessi tra la vita e l'opera di L Kurz, non appare affidata al caso. Se molte sono le figure di uomini e donne rinascimentali a popolare le sue storie, ad ispirarla a scrivere Le notti di Fondi devono aver contribuito fattori la cui rilevanza, ai fini di una comprensione più allargata dell'opera, ci appare assolutamente non trascurabile. A tale proposito, conviene osservare come per la Kurz la figura di Ippolito de' Medici - che riassume in sé l'ideale spirituale e le virtù del grande condottiero - superi persino quella dello stesso Lorenzo il Magnifico, da lei eletto a proprio nume tutelare. Tuttavia, se per questi uomini valorosi la scrittrice mostrò una venerazione particolare, nel caso di Giulia Gonzaga si è trattato di un vero e proprio processo di identificazione con il personaggio, dietro al quale si annida, in ultima analisi, il dato biografico.
L'immagine della donna colta, amante delle arti e organizzatrice della vita di corte, oltre a soddisfare ad un'aspirazione ideale tutta femminile, ha segrete corrispondenze con la vita di Isolde Kurz. Giulia Gonzaga, prima di ogni altra cosa, sta a rappresentare l'incontro tra due culture diverse: l'ascendente germanico, con quel tratto malinconico proprio dei caratteri nordici, unito alla fierezza mediterranea, appare come la sintesi perfetta di tale connubio.
Fu la madre della scrittrice, Marie Freiin von Brunnow, ad inoculare nella giovane fanciulla la passione per le terre del Sud, ad iniziarla allo studio degli autori greci e della lingua italiana. Pare, infatti, che alla tenera età di sei anni, la piccola Isolde avesse già letto l'opera di Omero nella celebre versione del Voss. Parimenti, suo padre, lo scrittore e poeta Hermann Kurz, noto anche per aver tradotto integralmente l'Orlando furioso, la sostenne affettuosamente nei primi esperimenti poetici e accese il suo interesse per la letteratura e i miti popolari della Germania.
Che la vita in famiglia sia stata determinante tanto per la formazione culturale, quanto per le future opzioni letterarie di Isolde Kurz, sembra fuori di dubbio. Ed ella, in seguito, non mancherà di rinnovare il tributo di affetto ai suoi genitori, dedicando sia all'uno che all'altro intere raccolte di liriche.
La forte ammirazione per Hermann Kurz, quel grande incompreso costretto a vivere tutta un'esistenza all'ombra di scrittorie poeti di fama come Eduard Mdrike e Theodor Storm, diventa tanto più comprensibile, se la si osserva alla luce dell'insuccesso letterario paterno.
Eppure, a detta della stessa Kurz, il vero genio della famiglia non era suo padre ma sua madre, la nobildonna di stirpe curlanda che nel 1848, in un eccesso di zelo socialista, donò l'intero suo patrimonio al popolo, o che qualche decennio più tardi manifestò apertamente il suo odio per la vittoria tedesca, perché conseguita con le armi di un monarca che aveva violato la libertà della sua nazione.
Veramente decisivo per le sorti future di Isolde Kurz, sarà tuttavia l'impatto con la cultura rinascimentale, avvenuto nel 1877, poco dopo la morte di suo padre. Fu a Firenze, infatti, dove si trasferì con tutta la famiglia soggiornandovi senza interruzione fino al 1911, che la giovane donna incominciò a muoversi entro i confini della prosa letteraria. Lì conobbe lo scultore Adolf Hildebrand, al quale restò per sempre legata da profonda amicizia, e i membri del deutsch-florentinische Freundeskreis, il circolo di cui faceva parte anche Arnold Bócklin, il pittore svizzero divenuto celebre solo molto più tardi.
Nel XIX secolo, il capoluogo toscano era per molti eruditi, soprattutto tedeschi, in linea con la tradizione umanistica, un vero e proprio territorio di ricerca sorto all'insegna del genius loci. Ciò che Jakob Burkhardt aveva teorizzato nella sua opera celeberrima intitolata Die Kultur der Renassaince in Italien, era diventato per molti studiosi d'oltralpe insediati a Firenze il punto d'avvio per ogni ulteriore conoscenza sul Rinascimento italiano. Egli aveva reso popolare quel periodo storico importantissimo in Germania, influenzando. numerosi rappresentanti del romanzo storico, primo tra i quali Conrad Ferdinand Meyer.
Qualcosa di simile avvenne anche per la scrittrice sveva, la quale, vinto quell'iniziale senso di smarrimento che sovente si accompagna alle prime impressioni in terra straniera, si dispose a sorbire gli influssi della sua nuova patria d'elezione.
Ora, il lavoro dello scrittore, a differenza di quello dello storico, richiede uno sforzo d'immaginazione supplementare, difficilissimo a compiersi senza il ricorso al dettato interiore, alla visione collaudata sulle incombenze dello stile. E, per Isolde Kurz, la scelta dello stile, se di vera scelta si può parlare, non è una questione secondaria rispetto al genere letterario al quale essa si è ispirata, cioè il romanzo storico. Sicché l'effetto ornamentale della lingua fortemente stilizzata è in stretta connessione con le rivisitazioni dell'esotico e del pittoresco, che abbondano in numerosi suoi racconti e novelle.
Mentre, a livello tematico, l'elemento psicologico-morale risulta prevalente rispetto ai motivi storico-politici, che spesso si risolvono nel pathos tragico-eroico di ambientazione rinascimentale.
Nel caso delle Nachte von Fondi, il principio secondo cui la dissimulazione del fatto storico in un suo derivato di ordine più infimo sarebbe cosa esecrabile (secondo la nota deontologia letteraria di ispirazione crociana), per la Kurz evidentemente non si attaglia al fare scrittorio; e tanto meno se tra storia e leggenda corrono confini fumosi. Ella invita il lettore a fidarsi di una visione, dichiarata senza remore, che non si cura di corrispondere ai fatti, senza tuttavia tradire il vero, giacché ciò che è autentico nella letteratura come nell'arte, non è la realtà mala sua raffigurazione.

 

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