San Magno
Il luogo, riparato e protetto dalle montagne e,
sopratutto, da Monte Arcano, è stato da sempre "l'ultima difesa" delle
popolazioni fondane che fuggivano dalla città o a causa di nemici o di
epidemie malariche.
Così dovette essere pure per i primi cristiani, che sotto
Monte Arcano riparavano per sfuggire alle persecuzioni. Non sempre, però, vi
riuscirono.
Nel IV secolo furono tremende le persecuzioni
dell'imperatore Decio. Sotto Monte Arcano, in un luogo chiamato Campo
Demetriano, vennero sorpresi e trucidati circa 3000 cristiani. tra questi S.
Magno, capo di quella primitiva comunità. Il Campo Demetriano cambiò il nome
in quello di Valle dei Martiri e rimase, da allora, un punto di riferimento
per il cristianesimo della zona. Quando la vita ritornò normale in città,
dopo l'Editto di Milano di Costanti no, sotto Monte Arcano si sviluppò una
fiorentissima comunità monastica. Ancor prima di quella di S. Benedetto a
Cassino. Uno dei primissimi "animatori" del monastero fu il patrono di
Fondi, S. Onorato, sotto la cui guida si contarono più di duecento monaci.
La regola doveva essere un pò quella dell' "ora et labora"
benedettina.

Davanti all' Abbazia di S. Magno si spalanca la pianura di
Fondi. Le terre sono fertilissime e rigate da molti ruscelli. Uno di questi
ha la sua sorgente proprio sotto il monastero e grazie alle sue impetuose
acque i monaci vi costruirono un mulino che, a distanza di almeno otto
secoli, continua a svolgere la sua funzione. Il mulino di S. Magno è l'unica
struttura "intatta" di un gloriosissimo complesso monastico, che è quasi
completamente scomparso. Qualche muro imponente, un arco, alcuni stipiti ed
altri reperti lasciano intravedere l'antico fervore religioso, lavorativo e
culturale che animava la comunità monastica, ma anche popolazioni contadine
che sono sempre vissute nella ridente contrada. Ancora oggi è la zona dove
si coltiva l'arancia fondana, che per qualche secolo ha sorretto l'intera
economia della Piana.
I ruderi dell' Abbazia di S. Magno difficilmente saranno
salvati. Per evitare anche la perdita della memoria storica basterebbe un
consolidamento delle strutture esistenti. Risalgono al XV secolo, quando
Prospero Colonna prati- camente riedificò il complesso monastico, conferendo
ad esso imponenze e linee architettoniche rinascimentali.
Il monastero è anche sotto la "minaccia" di un enorme
sasso che sembra quasi sospeso sulla sua testa. Ma quel sasso è lì dal VI
secolo. Lo fermò S. Onorato, che lo vide precipitare paurosamente sul
monastero, minacciandone la distruzione, dopo essersi staccato dalla cima
della montagna.