Storia e tradizione
E se "Fundi" fosse in qualche modo la traduzione di
Pelasgi, forse avremmo diradato le dense nubi che avvolgono le origini della
città. Come è noto Pelasgi significa "Popolo di Pianura". Appunto come "Fundi"
è città di pianura. La leggenda la vuole fondata da Ercole, di ritorno dalle
terre iberiche, da dove si portava lo splendido armento rubato a Menenzio
guardiano delle mandrie di Ares. Doveva l'eroe raggiungere Micene. Ma il suo
viaggio fu irto di pericoli e di prove da affrontare. Tutte prove, comunque,
tese a sconfiggere la barbarie dei popoli visitati e conseguentemente
civilizzati.
Ercole è leggendariamente fondatore di molte città. Tra queste Fondi. Quì il
figlio di Alcmena e di Giove uccise il gigante ladrone Caco, che
terrorizzava tutte le genti circostanti e gli aveva rubato i buoi sacri. In
segno di gratitudine agli dei per questa ennesima vittoria, l'eroe diede
origine alla città.
I pochi resti di mura ciclopiche e poligonali sembrano avallare la tesi di
una Piana "civilizzata" da genti greche, della prima "emigrazione" in
Italia. Esse, con ogni probabilità, si fusero con popoli preesistenti che
preferivano abitare le colline piuttosto che la zona pianeggiante ed
acquitrinosa. Il castelliere scoperto sulla sommità del Monte Vetruvio
potrebbe in questo senso aprire un nuovo capitolo sulla nascita della città,
le cui radici, perciò, affondano negli albori della storia.
Ma la civilizzazione greca si ritrova anche nella leggenda di Amyclae. Essa
sorgeva sulle rive del Lago di Fondi. La vita vi scorreva tranquilla e
civile seguendo la lettera e lo spirito della filosofia del grande Pitagora.
La teoria della metempsicosi era uno dei punti fondamentali della "religione
pitagorica". E fu, con ogni probabilità, a causa di essa che gli amyclani
scomparvero un bel giorno per lasciar tracce molto labili della loro
vicenda. Un toponimo sopravvissuto ad interminabili secoli potrebbe
ricostruire gli ultimi giorni di Amyclae.
Nei pressi del lago di Fondi c'e` una zona chiamata "Offa" o "Goffa". La
denominazione è chiaramente derivata dal greco "ofis" che significa
serpente. E dai serpenti furono sterminati gli amyclani, i quali non
potevano uccidere alcuna sorte di animali, proprio perchè in essi poteva
vivere in espiazione l'anima di qualche loro antenato. I pochi scampati al
flagello rifugiarono sulle colline circostante o ai piedi di esse,
ricchissime di acqua e di terre fertili.
In un primo momento si fermarono a gruppi alle pendici dell' arco montano.
Resti di mura ciclopiche si ritrovano a San Raffaele come nella contrada
Greci. Interessi comuni, però, ben presto convinsero i discendenti degli
amyclani a "ritrovarsi" in un luogo comune. Nasce, con ogni probabilità,
così la città quadrata ai piedi del Monte Vetruvio. Le strade ortogonali
delimitano capanne e prime abitazioni, ma anche campi da coltivare in caso
di assedio della città da parte di numerosi nemici che volevano
impossessarsi delle sue ricchezze. E' questa della coltivazione dei campi
all'interno della città riporta ancora una volta alle origini greche e più
precisamente ai popoli delle mura ciclopiche. I Pelasgi, appunto.
La Fondi pre-romana doveva essere abbastanza potente sia dal punto di vista
economico che militare. La resistenza all' "espansionismo" di Roma, infatti,
fu molto forte. Soprattutto ad opera di Vitruvio Vacca. Questi riuscì a
coalizzare addirittura una lega contro gli "invasori". Riuscì per qualche
tempo a bloccare le legioni, ma poi dovette soccombere. La città, allora,
divenne un municipio con i soli diritti civili. Quelli politici li
acquisterà più tardi, quando personaggi illustri fondani saliranno i gradini
più alti delle "magistrature" e dei centri di potere.
Livia, innanzitutto. La nobildonna fondana sposò in terze nozze il primo
imperatore Ottaviano Augusto. In qualche modo gli assicurò anche la
successione con il figlio Tiberio, probabilmente nato anch'egli nella "città
quadrata". Certamente nativo di Fondi fu un'altro imperatore, Sergio Galba.
La Fondi romana dovette essere splendita di monumenti civili e religiosi: il
foro, l'attuale piazza della repubblica, era delimitato da portici sorrettti
da gigantesche colonne. Qualche scavo furtivo ha convalidato l'ipotesi; poco
distante da esso sorgeva, alla confluenza tra il cardine e il decumano
maggiori, il tempio ad "Ercole fondatore", il cui simulacro, con il nome di
"Ercole Fondano" si trova al Museo di Vienna. Più su, all'inizio del
decumano massimo verso Porta Napoli, si ergeva l'imponente tempio di Giove,
sulle cui rovine S. Paolino da Nola inizierà la costruzione della
cattedrale, dedicata a S. Pietro. Qualche semicolonna dell'antico edificio
pagano sorregge ancora il campanile.
E` anche il periodo in cui l'agricoltura fondana si afferma con il
prestigioso vino Cecubo, famosissimo in tutto il mondo romano ed
apprezzatissimo , soprattutto dagli imperatori e dai suoi dignitari di
corte. Il rosso vino si coltivava nell' "Ager Caecubus", ai piedi delle
colline dell'attuale contrada di S. Raffaele, sulle cui sommità sorgono
ville patrizie che si affacciano sull'incantevole laghetto di S. Puoto e,
poco distante, sul mare di Selva Vetere e del Salto, dove sorge il porto di
S. Anastasia, dal quale partivano triremi carichi di anfore contenenti vino,
olio ed altri prodotti della piana, alla volta dei paesi mediterranei.
Tanta ricchezza, comunque, venne depredata dalle calate
dei barbari, che distrussero ogni traccia di civiltà. La città decadde al
punto tale che quasi nessun "reperto" è rimasto del periodo che va dalla
caduta dell'Impero romano all'anno Mille. Fondi fu incorporata nel Ducato di
Gaeta o annessa al patrimonio della Santa Sede. Ma con la fine dell'incubo
dell' Anno Mille finì anche la decadenza civile e morale.
I monaci di S. Magno avevano eretto uno dei primi monasteri del
comprensorio, che produceva ricchezza materiale e cultura. I signori
dell'Aquila cominciarono a ricostruire le mura, i Palazzi e le Chiese. Fin
sul Monte Arcano, dove sorgerà accanto al castello il santuario della
Madonna della Rocca.
Durante il periodo delle persecuzioni la chiesa fondana aveva subito una
tremenda repressione, soprattutto da parte di Decio. Ma il clero fondano era
riuscito anche a portare sul soglio di S. Pietro il tredicesimo papa della
Cristianità, S. Sotero.
La famiglia dell'Aquila, comunque, governò poco. Lasciò ai Caetani il
compito di creare una contea, che si estenderà per un certo periodo quasi
all'attuale provincia di Latina.
L'artefice di questo feudo potentissimo fu soprattutto Onorato I, che osò
sfidare il potere papale, eleggendo nella cattedrale di S. Pietro l'antipapa
Clemente VII, creando così una paurosa e duratura 'spaccatura" nel mondo
cattolico europeo. Lo Scisma d'Occidente, nato il 20 settembre 1378, ebbe
una portata politica eccezionale, i cui effetti si sentiranno sia sulla
formazione dei grandi Stati europei che sulla Riforma protestante di Martin
Lutero. Con Onorato II, invece, la città si abbellì di presenze monumentali
ed artistiche di primo piano. La stessa struttura urbanistica fu modificata
per rendere più accogliente ed imponente la "capitale" della contea che si
estendeva fino al Garigliano al sud e fino a Pico ad est. Così "rimessa a
nuovo" Fondi poteva accogliere con le idee del Rinascimento la fastosa corte
di Giulia Conzaga, che divenne centro d'interesse non solo culturale, ma
anche di riferimento per i "Riformatori" di mezza Europa.
Fu la stessa bellezza della contessa a causare una seconda morte della città
e della contea. La notte del 9 agosto 1534 segna una data tragica e
"definitiva" per la storia di Fondi. Kair-ed-Din arriva con i suoi magrebini
pirati nottetempo alle porte della città. Vuole rapire la giovanissima
contessa, la cui bellezza è stata eternata anche nei versi dell'Orlando
Furioso" di Ariosto, per donarla all'harem di Solimano II il Magnifico. Non
vi riesce perchè la nobildonna, avvisata in qualche modo, si rifugia prima
sulle montagne del suo feudo e poi definitivamente nel convento di S.
Francesco alle Monache di Napoli.
La delusione è cocente.
Il pirata Barbarossa saccheggia la città; mette fuoco a chiese ed archivi;
uccide vecchi ed invalidi; i giovani li porta con sè per alimentare i
mercati di schiavi del Magreb.
La città decade. Rimangono il vescovo ed un vice-conte, che si interessa
poco alla sua sorte. Nel 1636 Fondi è completamente disabitata.
Dopo la metà del XVII secolo si registra una lenta ripresa con gli abitanti
dei paesi montani della Ciociaria e degli Abruzzi. La sua posizione di città
di confine tra il Regno di Napoli e lo Stato della Chiesa la fa diventare un
luogo d'incontro e di "scontro" fra etnie diverse, che ancora non riescono a
darsi una identità culturale omogenea. Che potrebbe essere rappresentata dal
lavoro. Infatti , nel XVII la Piana diventa ancora una volta un "cantiere".
Basta girare per le vie del centro storico ed ammirare portali e palazzetti
"signorili" di un certo decoro. Qualche presenza monumentale ed
architettonica di prestigio viene cancellata in tempi recentissimi. Ci si
riferisce al complesso conventuale delle Benedettine, di cui è rimasto il
portico della Chiesa di S. Sebastiano.
Si affronta il problema della bonifica e, quindi, della malaria che per
secoli aveva tenuto in apprensione famiglie e viaggiatori. Con il
prosciugamento delle paludi si estende la coltivazione dell'arancia, che
viene esportata fin nei Paesi dell'Est europeo. Il "biondo" fondano resterà
fino agli anni' 50 , quando viene soppiantato da altri "innesti" più
pregiati di altre terre , anche extra-europee. Non per questo la città si
lascia andare. Tutt'altro. Dalla produzione agricola alla
commercializzazione il passo è breve. In pochi anni si da vita al più grande
Mercato Ortofrutticolo d'Italia e ad uno dei massimi d'Europa.
Parallelamente nascono e si affermano iniziative culturali e sociali anche
di prestigio nazionale. Si pensi all'importanza che ha il "Festival del
Teatro Italiano" nel panorama della drammaturgia nazionale contemporanea e
le varie manifestazioni sportive quali l'Handfest e il torneo "mondiale" di
calcio "Ritorna alle radici". Ma anche l'affermazione di intellettuali nei
vari campi della cultura italiana ed europea, quali Libero de Libero,
Giuseppe de Santis, Domenico Purificato, Pasqualino De Santis, Giuseppe
Rotunno e Dan Danino Di Sarra.