Credits

“Premio Nazionale di Poesia Giuseppe Jovine" - Bando di concorso”

 Contatti

LAPORTELLA.NET

"L'arte rivela ai cuori
ciò che nessuna scienza
può mai rivelare alle menti"

Salotto Culturale Fondano  

Virgilio

Home  News  Concorsi  Eventi  Links 

info@laportella.net

Storia e tradizione

E se "Fundi" fosse in qualche modo la traduzione di Pelasgi, forse avremmo diradato le dense nubi che avvolgono le origini della città. Come è noto Pelasgi significa "Popolo di Pianura". Appunto come "Fundi" è città di pianura. La leggenda la vuole fondata da Ercole, di ritorno dalle terre iberiche, da dove si portava lo splendido armento rubato a Menenzio guardiano delle mandrie di Ares. Doveva l'eroe raggiungere Micene. Ma il suo viaggio fu irto di pericoli e di prove da affrontare. Tutte prove, comunque, tese a sconfiggere la barbarie dei popoli visitati e conseguentemente civilizzati.
Ercole è leggendariamente fondatore di molte città. Tra queste Fondi. Quì il figlio di Alcmena e di Giove uccise il gigante ladrone Caco, che terrorizzava tutte le genti circostanti e gli aveva rubato i buoi sacri. In segno di gratitudine agli dei per questa ennesima vittoria, l'eroe diede origine alla città.
I pochi resti di mura ciclopiche e poligonali sembrano avallare la tesi di una Piana "civilizzata" da genti greche, della prima "emigrazione" in Italia. Esse, con ogni probabilità, si fusero con popoli preesistenti che preferivano abitare le colline piuttosto che la zona pianeggiante ed acquitrinosa. Il castelliere scoperto sulla sommità del Monte Vetruvio potrebbe in questo senso aprire un nuovo capitolo sulla nascita della città, le cui radici, perciò, affondano negli albori della storia.
Ma la civilizzazione greca si ritrova anche nella leggenda di Amyclae. Essa sorgeva sulle rive del Lago di Fondi. La vita vi scorreva tranquilla e civile seguendo la lettera e lo spirito della filosofia del grande Pitagora. La teoria della metempsicosi era uno dei punti fondamentali della "religione pitagorica". E fu, con ogni probabilità, a causa di essa che gli amyclani scomparvero un bel giorno per lasciar tracce molto labili della loro vicenda. Un toponimo sopravvissuto ad interminabili secoli potrebbe ricostruire gli ultimi giorni di Amyclae.
Nei pressi del lago di Fondi c'e` una zona chiamata "Offa" o "Goffa". La denominazione è chiaramente derivata dal greco "ofis" che significa serpente. E dai serpenti furono sterminati gli amyclani, i quali non potevano uccidere alcuna sorte di animali, proprio perchè in essi poteva vivere in espiazione l'anima di qualche loro antenato. I pochi scampati al flagello rifugiarono sulle colline circostante o ai piedi di esse, ricchissime di acqua e di terre fertili.
In un primo momento si fermarono a gruppi alle pendici dell' arco montano. Resti di mura ciclopiche si ritrovano a San Raffaele come nella contrada Greci. Interessi comuni, però, ben presto convinsero i discendenti degli amyclani a "ritrovarsi" in un luogo comune. Nasce, con ogni probabilità, così la città quadrata ai piedi del Monte Vetruvio. Le strade ortogonali delimitano capanne e prime abitazioni, ma anche campi da coltivare in caso di assedio della città da parte di numerosi nemici che volevano impossessarsi delle sue ricchezze. E' questa della coltivazione dei campi all'interno della città riporta ancora una volta alle origini greche e più precisamente ai popoli delle mura ciclopiche. I Pelasgi, appunto.
La Fondi pre-romana doveva essere abbastanza potente sia dal punto di vista economico che militare. La resistenza all' "espansionismo" di Roma, infatti, fu molto forte. Soprattutto ad opera di Vitruvio Vacca. Questi riuscì a coalizzare addirittura una lega contro gli "invasori". Riuscì per qualche tempo a bloccare le legioni, ma poi dovette soccombere. La città, allora, divenne un municipio con i soli diritti civili. Quelli politici li acquisterà più tardi, quando personaggi illustri fondani saliranno i gradini più alti delle "magistrature" e dei centri di potere.
Livia, innanzitutto. La nobildonna fondana sposò in terze nozze il primo imperatore Ottaviano Augusto. In qualche modo gli assicurò anche la successione con il figlio Tiberio, probabilmente nato anch'egli nella "città quadrata". Certamente nativo di Fondi fu un'altro imperatore, Sergio Galba. La Fondi romana dovette essere splendita di monumenti civili e religiosi: il foro, l'attuale piazza della repubblica, era delimitato da portici sorrettti da gigantesche colonne. Qualche scavo furtivo ha convalidato l'ipotesi; poco distante da esso sorgeva, alla confluenza tra il cardine e il decumano maggiori, il tempio ad "Ercole fondatore", il cui simulacro, con il nome di "Ercole Fondano" si trova al Museo di Vienna. Più su, all'inizio del decumano massimo verso Porta Napoli, si ergeva l'imponente tempio di Giove, sulle cui rovine S. Paolino da Nola inizierà la costruzione della cattedrale, dedicata a S. Pietro. Qualche semicolonna dell'antico edificio pagano sorregge ancora il campanile.
E` anche il periodo in cui l'agricoltura fondana si afferma con il prestigioso vino Cecubo, famosissimo in tutto il mondo romano ed apprezzatissimo , soprattutto dagli imperatori e dai suoi dignitari di corte. Il rosso vino si coltivava nell' "Ager Caecubus", ai piedi delle colline dell'attuale contrada di S. Raffaele, sulle cui sommità sorgono ville patrizie che si affacciano sull'incantevole laghetto di S. Puoto e, poco distante, sul mare di Selva Vetere e del Salto, dove sorge il porto di S. Anastasia, dal quale partivano triremi carichi di anfore contenenti vino, olio ed altri prodotti della piana, alla volta dei paesi mediterranei.

Tanta ricchezza, comunque, venne depredata dalle calate dei barbari, che distrussero ogni traccia di civiltà. La città decadde al punto tale che quasi nessun "reperto" è rimasto del periodo che va dalla caduta dell'Impero romano all'anno Mille. Fondi fu incorporata nel Ducato di Gaeta o annessa al patrimonio della Santa Sede. Ma con la fine dell'incubo dell' Anno Mille finì anche la decadenza civile e morale.
I monaci di S. Magno avevano eretto uno dei primi monasteri del comprensorio, che produceva ricchezza materiale e cultura. I signori dell'Aquila cominciarono a ricostruire le mura, i Palazzi e le Chiese. Fin sul Monte Arcano, dove sorgerà accanto al castello il santuario della Madonna della Rocca.
Durante il periodo delle persecuzioni la chiesa fondana aveva subito una tremenda repressione, soprattutto da parte di Decio. Ma il clero fondano era riuscito anche a portare sul soglio di S. Pietro il tredicesimo papa della Cristianità, S. Sotero.
La famiglia dell'Aquila, comunque, governò poco. Lasciò ai Caetani il compito di creare una contea, che si estenderà per un certo periodo quasi all'attuale provincia di Latina.
L'artefice di questo feudo potentissimo fu soprattutto Onorato I, che osò sfidare il potere papale, eleggendo nella cattedrale di S. Pietro l'antipapa Clemente VII, creando così una paurosa e duratura 'spaccatura" nel mondo cattolico europeo. Lo Scisma d'Occidente, nato il 20 settembre 1378, ebbe una portata politica eccezionale, i cui effetti si sentiranno sia sulla formazione dei grandi Stati europei che sulla Riforma protestante di Martin Lutero. Con Onorato II, invece, la città si abbellì di presenze monumentali ed artistiche di primo piano. La stessa struttura urbanistica fu modificata per rendere più accogliente ed imponente la "capitale" della contea che si estendeva fino al Garigliano al sud e fino a Pico ad est. Così "rimessa a nuovo" Fondi poteva accogliere con le idee del Rinascimento la fastosa corte di Giulia Conzaga, che divenne centro d'interesse non solo culturale, ma anche di riferimento per i "Riformatori" di mezza Europa.
Fu la stessa bellezza della contessa a causare una seconda morte della città e della contea. La notte del 9 agosto 1534 segna una data tragica e "definitiva" per la storia di Fondi. Kair-ed-Din arriva con i suoi magrebini pirati nottetempo alle porte della città. Vuole rapire la giovanissima contessa, la cui bellezza è stata eternata anche nei versi dell'Orlando Furioso" di Ariosto, per donarla all'harem di Solimano II il Magnifico. Non vi riesce perchè la nobildonna, avvisata in qualche modo, si rifugia prima sulle montagne del suo feudo e poi definitivamente nel convento di S. Francesco alle Monache di Napoli.
La delusione è cocente.
Il pirata Barbarossa saccheggia la città; mette fuoco a chiese ed archivi; uccide vecchi ed invalidi; i giovani li porta con sè per alimentare i mercati di schiavi del Magreb.
La città decade. Rimangono il vescovo ed un vice-conte, che si interessa poco alla sua sorte. Nel 1636 Fondi è completamente disabitata.
Dopo la metà del XVII secolo si registra una lenta ripresa con gli abitanti dei paesi montani della Ciociaria e degli Abruzzi. La sua posizione di città di confine tra il Regno di Napoli e lo Stato della Chiesa la fa diventare un luogo d'incontro e di "scontro" fra etnie diverse, che ancora non riescono a darsi una identità culturale omogenea. Che potrebbe essere rappresentata dal lavoro. Infatti , nel XVII la Piana diventa ancora una volta un "cantiere". Basta girare per le vie del centro storico ed ammirare portali e palazzetti "signorili" di un certo decoro. Qualche presenza monumentale ed architettonica di prestigio viene cancellata in tempi recentissimi. Ci si riferisce al complesso conventuale delle Benedettine, di cui è rimasto il portico della Chiesa di S. Sebastiano.
Si affronta il problema della bonifica e, quindi, della malaria che per secoli aveva tenuto in apprensione famiglie e viaggiatori. Con il prosciugamento delle paludi si estende la coltivazione dell'arancia, che viene esportata fin nei Paesi dell'Est europeo. Il "biondo" fondano resterà fino agli anni' 50 , quando viene soppiantato da altri "innesti" più pregiati di altre terre , anche extra-europee. Non per questo la città si lascia andare. Tutt'altro. Dalla produzione agricola alla commercializzazione il passo è breve. In pochi anni si da vita al più grande Mercato Ortofrutticolo d'Italia e ad uno dei massimi d'Europa.
Parallelamente nascono e si affermano iniziative culturali e sociali anche di prestigio nazionale. Si pensi all'importanza che ha il "Festival del Teatro Italiano" nel panorama della drammaturgia nazionale contemporanea e le varie manifestazioni sportive quali l'Handfest e il torneo "mondiale" di calcio "Ritorna alle radici". Ma anche l'affermazione di intellettuali nei vari campi della cultura italiana ed europea, quali Libero de Libero, Giuseppe de Santis, Domenico Purificato, Pasqualino De Santis, Giuseppe Rotunno e Dan Danino Di Sarra.

 
© 2002 - 2008 La Portella

Ultimo aggiornamento: 06-nov-2008

webmaster@laportella.net