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C'era una volta... Andersen
di passaggio a Terracina

di Luigi di Crocco

Ma davvero non si usa più raccontare favole? Eh, non c'è più tempo... e la tecnologia oggi ci offre sostituti che, spesso, anche se non ne sono all' altezza, vengono preferiti. Eppure, coloro a cui sono state raccontate sanno quanto fossero importanti queste fiabe: erano ponti che permettevano di iniziare un viaggio, una comunicazione, mano nella mano, tra chi ascoltava e chi raccontava e, questo, nulla può sostituirlo. "La Sirenetta", "Il brutto anatroccolo" o"La piccola fiammiferaia" sono alcune delle fiabe che per anni hanno assolto questa funzione. Il loro autore era Hans Christian Andersen, massimo autore moderno del genere.

Qualche tempo fa Fernando Seconnino, che dall'Australia è il patron del sito "www.laportella.net" - e ai fondani raccomandiamo di memorizzare questo sito che si occupa prevalentemente della cultura di Fondi - è entrato in contatto con il direttore del Museo Andersen di Odense (potenza del web!): il dottor Ejnar Askgaard. Odense, in Danimarca, è la città natale del celebre scrittore di fiabe. Tale interazione telematica è sfociata nella segnalazione di alcuni documenti, riguardanti due viaggi di Andersen nel nostro territorio, quelli del 1834 e del 1841: i diari tenuti dallo scrittore durante questi viaggi e tre straordinarie immagini autografe di Terracina (che ARTELL pubblica in anteprima assoluta per il nostro territorio, n.d.t:).

L'Italia, si sa, fin dal Settecento era la meta più "gettonata" per i viaggi di studio. Chi voleva affinare le proprie conoscenze nel campo delle arti, partiva alla volta del Bel Paese, attratto in particolare dalle meraviglie del mondo antico e rinascimentale. Da secoli la via principale per chi avesse voluto raggiungere Napoli da Roma era la via Appia. Il passaggio di artisti, politici e pellegrini per due millenni ha fatto in modo che la nostra zona avesse questo contatto privilegiato con la storia  e con i suoi protagonisti.

In base alle ricostruzioni l' itinerario intrapreso da Andersen nel 1834 fu questo:

il 12 febbraio, Andersen parte da Roma alle 8 del mattino. A ora di pranzo raggiunge Albano dove si riposa e visita la cosiddetta tomba degli Orazi e Curiazi. In serata raggiunge Velletri e vi passa la notte.

il 13 febbraio, passa per Cisterna, attraversa le paludi pontine e raggiunge Terracina, dove trascorre la notte. Le immagini possono probabilmente appartenere a questo momento.

il 14 febbraio, alle 4 del mattino, lascia Terracina, passa il confine col Regno di Napoli ed effettua una breve sosta a Fondi. Attraversa Itri ed è a Mola di Gaeta dove visita le rovine della villa di Cicerone. Ci riferisce che sui resti della tomba dell'oratore sorgeva un albergo. il 15 febbraio, dopo aver passato la notte a Sant' Agata di Sessa Aurunca prosegue per Capua e raggiunge Napoli.

Per Andersen questi viaggi rappresentavano anche una fuga. Ogni volta che la critica era troppo dura con le sue opere o una delusione d'amore lo deprimeva, trovava rifugio ed ispirazione in luoghi lontani e l'Italia era la sua destinazione preferita. Forse lui, danese, abituato ai rigori nordici, trovava il nostro Paese il più adatto a risollevargli il morale. Si evince dai diari che ogni tappa italiana seppe in qualche modo alimentare la sua vena artistica e, certo, ci piacerebbe sapere quali opere siano state partorite nei nostri luoghi. Possiamo fare mille congetture in proposito ma, a meno di nuovi ritrovamenti, non lo sapremo mai. Quel che è certo è che il.- "Pisco montano" e i palazzi sorti nel Settecento sotto papa Pio VI Braschi nei suoi pressi, andati distrutti durante la seconda guerra mondiale, lo colpirono a tal punto da volerne catturare l'immagine. Così, ancora la macchina fotografica era di là da venire, dovette disegnarli.

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