Quella volta che il papa venne eletto a
Terracina
di Luigi Di Crocco
La palude ricopriva interamente la pianura che si perdeva
fino all'orizzonte in direzione di Roma: da tempo la selva marittima aveva
reso le vie terrestri di comunicazione impraticabili. Addossato
all'imponente Porta maior; un borgo di nuovi inurbati stava sorgendo e
cresceva di giorno in giorno. La popolazione di pescatori ed artigiani era
in rapida ascesa ed il cantiere cittadino in pieno fermento. Esempi
rappresentativi, il recente castello e la cattedrale, condotta pressoché
alla forma attuale ed inaugurata il 24 novembre 1074 da Ambrosio, vescovo
della città.
Così appariva Terracina ad Ottone di Lagery alla fine
dell'XI secolo, quando questi, poco più che quarantenne, ne percorreva le
tortuose stradine ed era assorto nei suoi pensieri, tutti rivolti
all'importanza ed ai pericoli della sua missione nel mondo. Pericoli di
'fronte ai quali non si sarebbe tirato indietro. Cresciuto alla rigida
scuola di Cluny, Ottone di Lagery, vescovo di Ostia, era stato uno dei più
fedeli collaboratori di Gregorio VII che gli aveva affidato anche il
delicato ruolo di legato pontificio alla corte dell'imperatore in Germania.
La situazione della chiesa era allora estremamente grave.
Gregorio VII (1073-1085) aveva tentato di attuare una
riforma in grado di restituire l'autonomia della classe dei preti di fronte
ai laici guerrieri. Di qui la lotta alla simonia, la lenta instaurazione del
celibato del clero ed il tentativo di fondare l'indipendenza del papato
togliendo all'imperatore e ai signori la nomina e l'investitura dei vescovi,
compreso il papa, e di sottomettere il potere temporale a quello spirituale.
Ma a Roma i signori di fazione imperiale avevano preso il sopravvento ed
insediato l'antipapa Clemente III in Laterano. Il debole pontificato del
vecchio e ricco Desiderio, Abate di Montecassino, salito al trono col nome
di Vittore III (1086-1087), aveva ulteriormente deteriorato la situazione.
Fu così che Matilde di Toscana e i Tedeschi ostili
all'imperatore Enrico IV sollecitarono i cardinali superstiti del partito
gregoriano affinché scrivessero ai chierici ed ai laici romani rimasti
fedeli e, nella prima settimana di Quaresima, convenissero nel maggior
numero possibile a Terracina, città fortificata di confine, lontana dai
tumulti e dalle violenze che scuotevano Roma.
Era 1'8 marzo 1088 quando l'austero Ottone, che non aveva
mai rinunciato a vivere di elemosine neppure dopo aver raggiunto i vertici
ecclesiastici, si apprestava ad incontrare gli altri partecipanti al
concilio: 40 tra cardinali e vescovi romani e del sud della penisola,
Oderisio, nuovo abate di Montecassino e Benedetto, prefetto di Roma in
rappresentanza del popolo romano.
I convenuti si insediarono nella cattedrale e stabilirono
di trascorrere tre giorni in digiuno ed in preghiera per implorare la divina
assistenza in una scelta tanto cruciale. In realtà nessuno poteva dubitare
che il prescelto sarebbe stato Ottone, designato come successore proprio dal
morente Vittore III e stimato da tutti per doti morali e capacità. Ma a quel
tempo era fondamentale che le scelte, specie se importanti, avessero un'aura
sacra che le rafforzasse. Di qui la necessità dell'attesa claustrale e
dell'unanimità del giudizio che puntualmente avvenne e che fu attribuito a
divina ispirazione. Ottone ebbe dunque il seggio di Pietro, assu-endo il
nome di Urbano II e fu il primo papa della storia ad essere legalmente
eletto fuori Roma. Rientrato in Laterano, continuò più efficacemente l'opera
di riforma della chiesa, in particolare contro il concubinato (nicolaismo),
la simonia e l'investitura laica così diffusa nel clero.
Urbano II è soprattutto ricordato quale ispiratore e
promotore della prima crociata, il pellegrinaggio armato che, se come ebbe a
dire ironicamente Jacques Le Goff portò come unico frutto l'albicocca, fu un
utile espediente per saldare la cristianità sotto la sua autorità.
Per un approfondimento:
ARTURO BIANCHINI, Storia di Terraana, Formia 1994 (IV
edizione)
jACQUES LE GOFF, La civiltà del- /' occidente Medioevale)
Torino 1999