Vitruvio Vacca
Nato a Fondi nell'anno 368 a. C., era un
uomo famoso non solo fra i suoi, ma anche a Roma, dove aveva una casa sul
Palatino. L'area su cui questa sorgeva fu chiamata
prati di Vacca.
Per non sopportare la prepotenza romana
o per ignoti motivi. nel 328, all'età di quarant'anni, acceso, di
patriottismo, Vitruvio armò ai suoi comandi parte dei suoi concittadini e i
Privernati, e marciò contro Roma. Gli mosse contro, mentre egli compiva
saccheggi nei territori di Sezze, Norma e Cori, il console L. Papirio
Grasso, che prese posizione non molto lungi dal
suo accampamento.
Vitruvio non ebbe
l'accortezza di mantenersi al riparo, né animo di combattere troppo lontano
dal suo campo. Schierò, quindi. tutte le sue forze poco distante dalla porta
dell'accampamento; isuoi soldati, però, erano più pronti alla ritirata che
alla battaglia.
Avendo iniziato il combattimento senza
eccessivo impegno e coordinazione, Vitruvio fu vinto senza difficoltà, ma
riuscì ad evitare una strage per la vicinanza del campo; pochi uomini
perirono mentre, nella confusione della fuga, si precipitavano nell'accàmpamento.
Scesa la notte. Vitruvio raggiunse, in marcia confusa, Priverno, credendosi
più al sicuro entro le mura che dietro un terrapieno.
L'altro console, Plauzio, condusse
l'esercito verso Fondi, dopo aver saccheggiato le campagne di Priverno e
averne tratto ingente bottino. Era appena entrato nella città, quando gli si
fece incontro il Senato Fondano che espresse l'intenzione di essere venuto
non per intercedere in favore di Vitruvio, né di quelli che facevano parte
della sua fazione, ma in favore del popolo fondano, al quale non si poteva
dar colpa di quella guerra. Vitruvio infatti, soggiunsero i senatori, non
aveva cercato rifugio in Fondi, sua patria, ma in Priverno; in questa città
quindi, bisognava cercare, per castigarli, i nemici del popolo romano che si
erano ribellati tanto ai Fondani quanto ai Romani; a Fondi regnava la pace;
i sentimenti dei cittadini di Fondi erano romani e la loro gratitudine per
la cittadinanza concessa era viva. Essi pregavano pertanto il console di non
portar guerra contro un popolo innocente: tutto il loro territorio e i
cittadini fondani sarebbero stati a disposizione del popolo romano.
Il console lodò i senatori e, dopo aver
comunicato a Roma i sentimenti del popolo fondano, riprese la via di Privemo.
Da Roma fu ingiunto di punire i
responsabili della congiura e di inviare nella capitale trecentocinquanta di
essi come prigionieri. La forma di sottomissione non fu accettata dal senato
romano in quanto con essa il popolo fondano, scagionandosi dalle proprie
responsabilità, aveva fatto ricadere la colpa su individui di povera e bassa
condizione . Il fatto che il senato di Roma aveva considerato quella forma
di sottomissione soltanto un mezzo per declinare la propria responsabilità,
pone in dubbio la sincerità dell'esposto del senato di Fondi.
La guerra continuò contro Priverno.
Mentre alcuni sostengono che la città fu presa d'assalto e Vitruvio cadde
nelle mani dei Romani, altri affermano che i Privernati, prima dell'attacco
definitivo, facendosi precedere da portatori di caduceo, vennero ad
arrendersi al console e consegnarono Vitruvio.
Le mura di Priverno, pertanto, furono
abbattute e sul luogo rimase un forte presidio. Vitruvio fu fatto
prigioniero; sottoposto alla flagellazione, fu condannato alla pena
capitale.
La casa del condottiero fondano sul
Palatino fu demolita; il prezzo ricavato dai suoi beni confiscati e venduti
fu impiegato per la costruzione di dischi di bronzo che vennero collocati
nel tempio di Sango, situato di fronte al tempio di Quirino .
Per i senatori di Priverno fu decretato
che abitassero a Roma al di là del Tevere, sottoposti ad alcune restrizioni,
dove rimasero fino a che fu concesso ai Privernati il perdono e la
cittadinanza
Mario Forte – “Fondi nei tempi”