da "Tra Sacro e Profano in terra di Itri"
L'ambiente ed i suoi elementi
Provate a starci qualche tempo in questa terra, almeno per
un periodo scandito dalle quattro stagioni; coglierete l’armonia della
natura, i suoni, i profumi e i colori che essa racchiude.
Uscite dalla città e salite per una delle tante strade che
oggi portano tra i monti, da Contrada “Marciano” fino a Fontana di Tozzo e
poi proseguite a piedi per Forcella di Campello vecchio (843), vedrete
ruderi di antichi insediamenti e abbeveratoi per animali: un giro pieno di
fascino, tra valli e monti, dove la quiete è rotta solo dai rintocchi dei
campanacci delle mandrie al pascolo; figure solitarie di bovini e cavalli
che si inerpicano per costoni impervi, variopinte macchie che sfidano la
gravità, sospese a pascolare tra i verdi arbusti della macchia mediterranea.
Ammirerete cime ricoperte da boschi di querce e faggi,
ampi prati che un tempo riempivano i granai, dove oggi è facile trovare
orchidee; a primavera poi, l’aria sa di salvia profumata, menta piperita e
d’origano in fiore. Ali spiegate del falco pellegrino che carezzano, appena
sfiorandole, cime secolari che si spingono verso il cielo. Impervi canaloni
che s’imbiancano d’inverno di effimere nevi immacolate. D’estate poi, a
perdita d’occhio, il giallo intenso delle ginestre in fiore, il loro profumo
pungente che inebria e trascende. Antiche credenze popolari, lo credono un
sentiero percorso da “Maria”, quel lungo serpente giallo che si diparte dal
M. Grande.
Più a valle, ovunque, ulivi ben curati posti a dimora con
meticolosa simmetria che ricoprono le colline degradanti verso il piano,
orgoglio di una terra e vanto della sua gente; zolle di terra affiorano qua
e la tra le rocce calcaree, minuscoli spazi recuperati all’olivo. Qui
l’acqua non serve, le stagioni scandiscono il tempo e la produzione. L’uomo,
poi, con la saggezza che gli viene dalla terra, fa il resto e con taglio
sapiente impone alla pianta cadenza nel raccolto.
Nel periodo primaverile si raccolgono le drupe, frutto
prezioso, ricchezza dell’economia locale. Le donne, una volta,
accompagnavano il lavoro con il canto di antiche ballate popolari o canti
religiosi che parlavano di antiche leggende; un modo per dimenticare il duro
lavoro che iniziato all’alba, dopo una breve pausa a mezzogiorno, terminava
al tramonto.
Le macchine e il tempo, hanno disperso usi e consuetudini
di quei canti popolari colmi di religiosità; rimane solo il ricordo, non per
tutti, di quando all’imbrunire, animali da soma scendevano per i sentieri
impervi trasportando sacchi colmi di olive. Gli uomini, a piedi, spendevano
le ultime forze per far ritorno a casa, donne infaticabili portavano in
bilico sul capo fascine per il focolare, dove consumavano le ultime energie
della giornata nel preparare la cena.
Per vedere il mare andate sul Santuario della Civita, da
Terracina fino a Gaeta, o se ancora più da vicino, a Bucefalo o a Monte Fumo
ai confini con Gaeta. Oppure prendete per la strada provinciale la
“Magliana” partendo dal centro di Itri. Arriverete a Sperlonga attraversando
una strada tra boschi e uliveti, disseminate qua e la, decine di piccole
case utilizzate per i fine settimana; al culmine della salita, spazierete
con lo sguardo da un terrazzo naturale, sull’azzurro del Tirreno.
Da qui si scende verso Sperlonga per una strada panoramica
ricavata su costoni di roccia; incredibile bellezza del panorama che cambia
ad ogni curva, squarci d’azzurro, anfratti nella roccia a picco sul mare dal
colore verde smeraldo. Prendete per la Via Flacca, poco dopo “Il Museo
Nazionale”, “la Grotta di Tiberio” ed un paio di gallerie, un cartello vi
indicherà il luogo dove per un viottolo pietroso e scosceso è possibile
scendere per tuffarsi nelle acque cristalline di “Cala di Cetarola”, un
fazzoletto di pietre, tra i più belli e selvaggi di tutta la costa laziale;
è il “mare d’Itri”, l’estrema propaggine del territorio di questa città, un
angolo incastonato nelle acque verdi e azzurre della “Riviera di Ulisse”.
Tante le ragioni legate all’eroe omerico che ha dato il nome a questa parte
di territorio, vanto dell’Azienda di Promozione Turistica della Provincia di
Latina.
Mare, colline e monti vi sembra poco!
Un itinerario tra monumenti, ambiente, religiosità,
cultura e tradizioni, patrimonio della gente d’Itri. Non tutto, ma di
tutto... Sono giunto alla fine del mio lavoro. È stato come proiettare su
pagine bianche a mo di schermo, le immagini, le emozioni che ho registrato
nella mente, e non solo, durante la mia permanenza ad Itri....
Pino Pecchia