Credits

Lo Staff vi augura buone vacanze, arrivederci a settembre

 Contatti

LAPORTELLA.NET

"L'arte rivela ai cuori
ciò che nessuna scienza
può mai rivelare alle menti"

Salotto Culturale Fondano  

Virgilio

Home  News  Concorsi  Eventi  Links 

info@laportella.net

da "Tra Sacro e Profano in terra di Itri"

L'ambiente ed i suoi elementi

Provate a starci qualche tempo in questa terra, almeno per un periodo scandito dalle quattro stagioni; coglierete l’armonia della natura, i suoni, i profumi e i colori che essa racchiude.

Uscite dalla città e salite per una delle tante strade che oggi portano tra i monti, da Contrada “Marciano” fino a Fontana di Tozzo e poi proseguite a piedi per Forcella di Campello vecchio (843), vedrete ruderi di antichi insediamenti e abbeveratoi per animali: un giro pieno di fascino, tra valli e monti, dove la quiete è rotta solo dai rintocchi dei campanacci delle mandrie al pascolo; figure solitarie di bovini e cavalli che si inerpicano per costoni impervi, variopinte macchie che sfidano la gravità, sospese a pascolare tra i verdi arbusti della macchia mediterranea.

Ammirerete cime ricoperte da boschi di querce e faggi, ampi prati che un tempo riempivano i granai, dove oggi è facile trovare orchidee; a primavera poi, l’aria sa di salvia profumata, menta piperita e d’origano in fiore. Ali spiegate del falco pellegrino che carezzano, appena sfiorandole, cime secolari che si spingono verso il cielo. Impervi canaloni che s’imbiancano d’inverno di effimere nevi immacolate. D’estate poi, a perdita d’occhio, il giallo intenso delle ginestre in fiore, il loro profumo pungente che inebria e trascende. Antiche credenze popolari, lo credono un sentiero percorso da “Maria”, quel lungo serpente giallo che si diparte dal M. Grande.

Più a valle, ovunque, ulivi ben curati posti a dimora con meticolosa simmetria che ricoprono le colline degradanti verso il piano, orgoglio di una terra e vanto della sua gente; zolle di terra affiorano qua e la tra le rocce calcaree, minuscoli spazi recuperati all’olivo. Qui l’acqua non serve, le stagioni scandiscono il tempo e la produzione. L’uomo, poi, con la saggezza che gli viene dalla terra, fa il resto e con taglio sapiente impone alla pianta cadenza nel raccolto.

Nel periodo primaverile si raccolgono le drupe, frutto prezioso, ricchezza dell’economia locale. Le donne, una volta, accompagnavano il lavoro con il canto di antiche ballate popolari o canti religiosi che parlavano di antiche leggende; un modo per dimenticare il duro lavoro che iniziato all’alba, dopo una breve pausa a mezzogiorno, terminava al tramonto.

Le macchine e il tempo, hanno disperso usi e consuetudini di quei canti popolari colmi di religiosità; rimane solo il ricordo, non per tutti, di quando all’imbrunire, animali da soma scendevano per i sentieri impervi trasportando sacchi colmi di olive. Gli uomini, a piedi, spendevano le ultime forze per far ritorno a casa, donne infaticabili portavano in bilico sul capo fascine per il focolare, dove consumavano le ultime energie della giornata nel preparare la cena.

Per vedere il mare andate sul Santuario della Civita, da Terracina fino a Gaeta, o se ancora più da vicino, a Bucefalo o a Monte Fumo ai confini con Gaeta. Oppure prendete per la strada provinciale la “Magliana” partendo dal centro di Itri. Arriverete a Sperlonga attraversando una strada tra boschi e uliveti, disseminate qua e la, decine di piccole case utilizzate per i fine settimana; al culmine della salita, spazierete con lo sguardo da un terrazzo naturale, sull’azzurro del Tirreno.

Da qui si scende verso Sperlonga per una strada panoramica ricavata su costoni di roccia; incredibile bellezza del panorama che cambia ad ogni curva, squarci d’azzurro, anfratti nella roccia a picco sul mare dal colore verde smeraldo. Prendete per la Via Flacca, poco dopo “Il Museo Nazionale”, “la Grotta di Tiberio” ed un paio di gallerie, un cartello vi indicherà il luogo dove per un viottolo pietroso e scosceso è possibile scendere per tuffarsi nelle acque cristalline di “Cala di Cetarola”, un fazzoletto di pietre, tra i più belli e selvaggi di tutta la costa laziale; è il “mare d’Itri”, l’estrema propaggine del territorio di questa città, un angolo incastonato nelle acque verdi e azzurre della “Riviera di Ulisse”. Tante le ragioni legate all’eroe omerico che ha dato il nome a questa parte di territorio, vanto dell’Azienda di Promozione Turistica della Provincia di Latina.

Mare, colline e monti vi sembra poco!

Un itinerario tra monumenti, ambiente, religiosità, cultura e tradizioni, patrimonio della gente d’Itri. Non tutto, ma di tutto... Sono giunto alla fine del mio lavoro. È stato come proiettare su pagine bianche a mo di schermo, le immagini, le emozioni che ho registrato nella mente, e non solo, durante la mia permanenza ad Itri.... 

Pino Pecchia        

© 2002 - 2005 La Portella

Ultimo aggiornamento: 24-giu-2008

webmaster@laportella.net