La Giudea
Recentissime
scoperte archeologiche hanno illuminato ancor di più la storia della
presenza della comunità ebraica a Fondi. Il quartiere dell'Olmo Peri no fu
sede per lunghi secoli di una colonia israelitica stanziatasi nella città
prima dell'avvento del cristianesimo. A parte le epigrafi sepolcrali e il
particolare candelabro a sette braccia con la base a treppiedi, c'è la
posizione della stessa città a convalidare lo stanziamento antichissimo
della comunità. Fondi era una "stazione" importante della via Appia, "regina
viarum" e prima arteria internazionale del mondo romano. Dopo la città di
Vetruvio Vacca e di Livia c'era da affrontare le aspre gole di S. Andrea.
Quindi, sia per chi veniva da Roma sia per chi vi si dirigeva, la sosta era
obbligatoria. La città di Ercole, poi, era adagiata ai piedi di una corona
di monti, da dove contemplava e regolava le attività agricolo-commerciali di
un vasto territorio pianeggiante fino al mare. Dal porto commerciale di S.
A"nastasia s'imbarcavano anfore e vino Cecubo, che venivano spediti in tutto
il Mediterraneo. Una città viva, dunque, nella quale un popolo attivo come
quello ebraico non poteva non mettere "radici". Come ogni comunità
"nazionale" che si trovava in terra straniera, anche gli ebrei provenienti
da Israele ed impegnati in traffici commerciali con Roma "caput mundi", si
incontravano nuovamente in un angolo della "città quadrata", intersecata dal
reticolo delle sue pavimentate strade ortogonali. Con il passare degli anni
la colonia occuperà tutto il quadrante nordest. L'assoluta mancanza di
chiese o di tracce di edifici sacri cristiani in esso è una delle
testimonianze più probanti della pre-esistenza della comunità ebraica a
Fondi rispetto al popolo del Vangelo. Una presenza che venne rispettata nel
corso dei secoli. Il quartiere dell'Olmo Perino è ancor oggi una parte
dell'impianto urbano aperto, in nulla "diverso" dai quadranti e dalle "insulae"
dell'intera città. Se una caratteristica diversa in esso va riscontrata,
questa è rappresentata dalle scale esterne delle abitazioni che sono tutte
rivolte verso un comune centro di interesse: la Sinagoga. La cosiddetta
"Casa degli Spiriti" è stata ufficialmente riconosciuta quale luogo di culto
e di "scuola" dal professore Elio Toaff, rabbino capo di Roma, e da altri
studiosi ebrei, che sul portale di sinistra hanno trovato il segno
inconfondibile della "mezzuzah": scheggiatura nella quale si appendeva il
rotolino delle preghiere di benvenuto nella casa. E la Sinagoga era anche il
centro "politico", amministrativo e culturale della comunità. Il quartiere,
insomma, viveva una sua autonoma vita, mantenendo religione, tradizione, usi
e costumi propri. Senza per questo isolarsi dal contesto della società
"ospitante". Anzi, comunità ebraica e fondana erano talmente "integrate" che
nessun documento storico o tradizione orale parla di contrasti, di
persecuzioni, di intolleranza e di assalti alla Giudea. Avvenimenti questi
assai frequenti nelle città europee, dove si erano rifugiati gli Ebrei della
Diaspora ed anche in quelle italiane. Nello stesso Stato Pontificio, nel
cuore dell'antica Roma, un pontefice, Paolo IV Carafa, nel 1555 istituirà il
ghetto. In un clima di reciproco rispetto e di tolleranza la comunità
ebraica e fondana non potevano che crescre civilmente ed economicamente.
Soprattutto, sotto l'illuminata Signoria dei Caetani D'Aragona la città si
arricchisce di presenze monumentali ed architettoniche molto pregevoli.
L:arte fondana riflette legami e rapporti con quella nazionale e
mediterranea. È il frutto delle attività artigianali, agricole e
commerciali. Anche degli Ebrei dell'Olmo Perino. Molto verosimilmente sono
stati gli Ebrei a coltivare per primi l'arancia nella Piana. Documenti
inconfutabili ne attestano la coltivazione già nel Medioevo. Ma, l'attività
che sembra emergere più delle altre e alla quale sembra dedicata soprattutto
la colonia ebraica del l' Olmo Perino è quella artigianale. La lavorazione
della stoffa, prima di tutto. Laboratori tessili sono senz'altro gli
"ambienti terranei che ancora si notano all'interno del cortiletto che tutti
indicano "Giudea", AI centro di esso ancora esiste il pozzetto nel quale
venivano versate le acque sporche per la tintura delle stoffe. La produzione
tessile è apprezzata e richiesta in tutte le fiere e dai viaggiatori di
passaggio. Famosissime diventano la "tela dell'Ulmo" e la "tovaglia fundane,sca"
nel Medioevo e nel Rinascimento. Ma gli Ebrei s'impongono anche come valenti
artigiani del cuoio, del ferro e del vetro lavorato. Fino a qualche anno fa
ancora si poteva ammirare una porta vetrata, che si trovava nei sotterranei
della "Casa degli Spiriti", di squisita e raffinata fattura. Accanto alle
attività agricole e della pastorizia non mancavano quelle dell'orificeria e,
forse, della tipografia. Certamente nel quartiere esistevano banchi di pegno
e di prestiti di denaro. I titolari avevano rapporti anche con le imprese
finanziarie della Firenze degli Strozzi e dei Medici. Celebre era il
banchiere ebreo-fondano Ventura de Moyses. L' "Universitas Judaica" di
Fondi, che godeva di una sua prestigiosa organizzazione comprendente anche
un "tribunale" religioso, giudiziario e amministrativo, contribuiva in modo
determinante, insomma, alla crescita civile, culturale ed economica di Fondi
e del Regno di Napoli. Tanta ricchezza materiale e spirituale avrà i suoi
ultimi riverberi nella raffinata, colta e fastosa corte della contessa
Giulia Gonzaga-Colonna. La furia devastatrice del pirata magrebino
Kair-ed-Din "Barbarossa" spazzerà via tanta storia della città con la
distruzione di case, monumenti ed archivi. Tenterà di cancellare dalla
memoria della storia lo stesso nome di Fondi e della "Giudea". Gli eventi
succedutisi a quel tristissimo agosto del 1534 sembravano in un primo
momento dargli ragione. La città viene ancora flagellata da peste ed
epidemie varie. Per ultima, la malaria che regna incontrastata nella Piana
disabitata ed abbandonata. Nell'antica "città quadrata", intorno agli anni
Trenta del XVII secolo, si vedono solo due-trecento pastori che scendono
quotidianamente dalle colline vicine per il pascolo delle greggi. Fondi sta
per essere seppellita per sempre da rovine e da rovi. La faranno rinascere
da lì a poco lentamente le genti dei centri montani. Gli ebrei, però, non
ritorneranno più a ricostruire la loro potente e gloriosa comunità. Una
nuova Diaspora li ha dislocati un pò nel sud ponti no, molti nelle città dei
Castelli romani ed altri ancora perfino nelle città del Centro-Nord
d'Italia, come Siena e Milano. La comunità fondana, comunque, cercherà di
preservarne la memoria e la storia impedendo, ad esempio, che la "Casa degli
Spiriti" ovvero la Sinagoga, luogo sacro e.di culto, non fosse mai profanata
trasformandola in civile abitazione. Intorno alla "Casa" la fantasia
popolare creerà numerose storie di spiriti che vagano negli ambienti della
Sinagoga. Le "storie" fantastiche sono tantissime. Alcune sono meritevoli di
essere tramandate. Come quella che narra della "morte di molti ebrei", con
chiarissima allusione all'epidemia malarica che ridusse Fondi ad una
città-fantasma. O quella che favoleggia di un incendio "spontaneo" allorchè
la "Casa degli Spiriti" venne abitata per una notte da due suore ed un
prete.
Tratto dal volume Fondi "Paesi d'Italia" a cura di Gaetano Carnevale |
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