Si trova a poca
distanza dall’altro santuario fondano di Monte Arcano ed è raggiungibile
soltanto a piedi dopo un percorso di circa un’ora. Gli ambienti monastici,
semi diruti, sono costruiti sotto il “collo del drago”, la rupe di questa
forma che li sovrasta; la vera e propria chiesa è collegata agli ambienti
monastici, ma un poco oltre il “muso del drago”. Della sua esistenza si
trovano tracce in una carta dell’anno 979 ed era sottoposto all’abbazia di
S. Magno di Fondi. Nelle vicinanze, una pozza scavata nella roccia
raccoglie le acque piovane. Durante il nostro sopralluogo non ci è stato
possibile individuare finora la “cappella del volo dell’angelo” che alcuni
storici indicano come qui esistente (a meno che non si voglia intendere
con questo termine la chiesa citata). Riteniamo che esistano, comunque,
alcuni sotterranei della chiesa in cui non siamo riusciti a penetrare. Qui
forse potrebbe trovarsi una “grotta dell’Angelo” così come si trova a
Cerreto Sannita. La costruzione del complesso monastico, dal quale si gode
uno splendido panorama sulla valle di Fondi, risale certamente ad epoca
longobarda.
La Grotta della
“Leonessa”
“A quota 750 metri sul mare, in
territorio di Cerreto Sannita,
si eleva, maestoso e solitario, un enorme macigno di calcare… Lungo il
corso dei secoli, ha assunto nomi diversi, in relazione alla sua forma o
alla sua utilizzazione religiosa: Morgia S. Angelo, Preta S. Angelo, S.
Angelo in sasso o de Saxo e, più comunemente, Leonessa per la sua
impressionante somiglianza con l’omonimo felino poggiato sulle zampe
posteriori…In questa forma è visibile da tutta la nostra fascia del
territorio. Nell’interno del macigno si apre una grotta, modificata in
parte, nel tempo, dall’uomo per adibirla a cappella. Vi si gode una
visione di indimenticabile bellezza…” Qui si distinguono tre aree: radura
di accesso alla grotta, area della grotta e area della Fontana S. Angelo.
“Possiamo ritenere di origine longobarda il culto micaelico della Grotta
della Leonessa. Tesi questa avvalorata da diverse considerazioni: la
presenza longobarda nel Gastaldato telesino; la tendenza dei Longobardi a
dedicare all'Arcangelo, come notato, grotte rupestri - e quella della
Leonessa era particolarmente suggestiva - ; la presenza in loco di
sorgenti di acqua; l'essere il territorio traversato da un antico ed
importante Tratturo che proveniva da Sud-Ovest, attraversava le contrade
Cesine di Sopra, Aia delle Monache, Cerro, Cese, collegando la Campania
col Molise ed immettendosi poi nel Tratturo che portava in Puglia”.
Il culto
micaelico dei longobardi
“Ma quale l'origine e
quali le motivazioni del culto micaelico dei Longobardi, che assunse un
carattere di rilievo nazionale? In passato, sulla scorta della Deutsche
Mythologie di Jakob Grimm, si è ritenuto che questo culto costituisce
per i Longobardi il travestimento del Dio Wotan.
Duce delle milizie celesti, dominatore delle forze demoniache e naturali -
ha scritto N. Cilento –
l’Arcangelo si presentava ad una facile trasposizione della
mitologia delle genti germaniche che, convertite al Cristianesimo,
identificavano in lui il maggior dio del loro Walhalla.
In realtà dell'Arcangelo si parla ben cinque volte nella
Sacra Scrittura; nell'Apocalisse Michele - dall'ebraico: chi come Dio?
- e i suoi angeli sconfiggono il Dragone (Lucifero) e lo precipitano
sulla terra che, nella fantasia di Dante, si rifiuta di ricever-lo,
aprendosi in una profonda voragine. Si ritiene comunque che già nella
Frigia del II secolo era vivo il culto micaelico che si diffuse poi a
Costantinopoli dove, secondo Sozomeno, esisteva un Michaelion. In
tutto l'Oriente, l'Arcangelo era considerato patrono delle acque fluviali
guaritrici, psicopompo, medico e guerriero. Da Costantinopoli il culto si
diffuse in Occidente, particolarmente in Puglia, dove, anche in seguito
alle Apparizioni dell'Angelo, sorse il Santuario del Gargano'' che, con
l'avvento dei Longobardi, assunse notorietà e grande sviluppo: schiere di
pellegrini attraversarono la Via Sacra Langobardorum che da Roma
portava al Gargano. E' noto che l'esercito bizantino innalzava come
insegne le icone di santi guerrieri, tra i quali Michele. I Longobardi,
combattendo come mercenari nell'esercito bizantino, assimilarono, con il
culto di S. Michele, questo uso, per cui, stando a Paolo Diacono,
giuravano fedeltà all'effigie dell'Arcangelo recata in battaglia. Radelchi, duca di Benevento, promosse tanto il culto
micaelico da far battere moneta con l'impronta dell'Arcangelo”.
Problemi
L’impossibilità di esplorare i
sotterranei di Sant’Angelo del Pesclo né di ispezionare con maggiore
attenzione l’area circostante ricca di vegetazione selvatica ci
impediscono di approfondire lo studio. Né le nostre sole capacità ci
consentono di evidenziare maggiori dettagli.
Occorre però mettere in evidenza che:
- per la
“Leonessa” ha notato L.R.Cielo, riportato dal Vigliotti: La Grotta S.
Angelo che ricade in territorio di Cerreto Sannita, ma che è sul
confine con Guardia Sanframondi, dovette all'origine costituire un polo di
aggregazione rituale, incentrato sul culto micaelico dopo l'opera
antidolatrica svolta dai vescovi di Benevento Barbato, e di Capua Decoro
(anno 680). Il De Blasio riferisce una leggenda secondo la quale ogni
venerdì si riunivano in assemblea i diavoli facendo, sul piazzale che
precede la Grotta, una ridda terribile, visibile in molti luoghi, ed ogni
sabato vi tenevano conciliaboli le streghe; ma bastò la consacrazione a S.
Michele perché i demoni fossero subissati nel sito detto Fossa
delle streghe e queste costrette ad allontanarsi e ad avviarsi,
volando a cavalcioni su scope, verso il famoso noce di Benevento.
- per “S.
Angelo del Pesclo” ci troviamo in un’area comunque di influenza del
vescovo di Capua e che i racconti di folclore del “sabba” delle streghe
sono ugualmente diffusi nel territorio di Fondi e circostanti. Anche
questo monastero è ubicato sul confine tra Fondi, Monte San Biagio ed
anche Lenola; sentieri processionali sono visibili tuttora provenienti
dalle due prime comunità facendo supporre anche qui qualche tipo di
aggregazione rituale.
- La Via Sacra Langobardorum,
che da Roma portava al Gargano, costituiva un percorso ideale, dell’Europa
con la Terra Santa. attraverso i porti pugliesi. (G. Piemontesi, S.
Michele e il suo Santuario, 1977, pp. 106-107 e Liber de
apparitione Sancti Michaelis in Monte Gargano, in M.G.H.,
Scriptores rerum Langobardarum et Italicarum, saec.
VI-IX, a cura di Waitz. Hannoverae,
1878).
- La Via Appia era una importante
direttrice di questo traffico di pellegrini.
- Sant’Angelo del Pesclo, attraverso
la badia della Gloria di Anagni, almeno sin dalla sua dipendenza florense,
aveva corrispondenza in Inghilterra, Galles e Irlanda.
Conclusioni
Se Via Sacra Langobardorum
portava i pellegrini da Roma al Gargano, doveva necessariamente passare
anche attraverso l’Appia. Ad essa si riferiscono, comunque, sia Fondi che
Cerreto Sannita. Le due chiese dell’Angelo o di S. Michele sono entrambe
collocate sotto rupi a forma naturale di animali feroci (drago e leonessa)
che simboleggiano il male. Questa associazione sembra quindi dar corpo
alla nuova simbologia delle forze del maligno che tentano invano di
fagocitare le forze del bene; il maligno che non riesce a distruggere la
Chiesa di Cristo. Si tratta di una simbologia finora mai venuta alla luce;
ma perché lungo l’Appia? Ci saranno ancora altre costruzioni religiose di
tale tipo lungo la Via Sacra dei Longobardi? E’ soltanto l’inizio di una
avvincente avventura che apre squarci insperati sulla religiosità del
mondo altomedievale.
Per la grotta di San Michele in Cerreto Sannita ci siamo avvalsi
dell’opera di NICOLA VIGLIOTTI, Il culto Micaelico nella Grotta
della Leonessa in Cerreto Sannita, ediz. a cura della Comunità
Montana del Titerno, Cusano Mutri, 2000.
Galleria fotografica