Sant’Angelo del Pesclo sull’Atlante
delle fondazioni florensi
di Albino Cece

Grazie al team culturale del sito internet
www.laportella.net è stato riportato a nuova luce il monastero di
Sant’Angelo del Pesclo tuttora in piedi ed abbandonato sul monte di
Fondi sito a ridosso del meglio mantenuto luogo pio di Monte Arcano.
A Sant’Angelo viveva una comunità di monaci dell’Ordine
Florense fondato dal monaco calabrese Gioacchino da Fiore ed aveva
collegamenti con altre comunità dello stesso ordine religioso attive
fino in Inghilterra e Irlanda.
Il Pontefice
Gregorio IX, infatti, con propria Bolla del 17 Giugno 1234 rilasciata a
Rieti, incarica il Vescovo di Fondi di riformare il monastero di S.
Angelo di Pesco secondo l'ordine florense.
Tutto ciò è stato possibile attraverso i contatti prima
virtuali e poi personali con l’arch. Pasquale Lopetrone della
Sovrintendenza calabrese incaricato della ricognizione di tutte le
fondazioni florensi in Europa.
Oggi, il Comitato Nazionale per le Celebrazioni dell’VIII
Centenario della Morte di Gioacchino da Fiore, presieduto dal noto prof.
Cosimo Damiano Fonseca, ha proceduto alla stampa di questo
Atlante – di cui sono autori Pasquale Lopetrone e Valeria De Fraja -
che certamente porterà ad una intensificazione degli studi sulla natura
e l’opera di questo ordine monastico fondato da quel mistico calabrese
che tanto tempo passò nel nostro territorio, nelle abbazie cistercensi
di Casamari e Fossanova.
In attesa di avere tra le mani copia di questo studio
fondamentale e originale, in cui per la prima volta si fa il recupero
storico dell’incidenza sociale e religiosa di Gioacchino da Fiore, siamo
autorizzati a proporre al pubblico la “Presentazione” ai due volumi
dell’Atlante scritta - a Massafra nel settembre del 2006 - dal
presidente del Comitato Nazionale, prof. Fonseca:
“È stato più volte ribadito come l’assenza di una
“durevole” autocoscienza di “Ordine da parte dei Florensi” abbia avuto
consistenti ripercussioni sulla tenuta del cospicuo patrimonio edilizio
costituito da chiese, fabbriche monastiche, beni patrimoniali, ecc.,
acquisito specialmente durante gli anni di più incisiva presenza della
religio nova fondata dall’Abate di Fiore.
Non è un caso che una storiografia florense ha mosso i
primi passi soltanto nel ‘500 e per di più ad opera degli erediti
cistercensi che rilevarono strutture e monaci dai monasteri florensi
superstiti.
Del resto la perdita del materiale librario e le vicende
delle testimonianze archivistiche costituiscono una eloquente riprova
delle difficoltà incontrate dagli storici nella stessa ricostruzione
della storia dell’Ordine e, quindi, delle vicende relative alle
fondazioni florensi che dalla Calabria, alla Campania, al Lazio, alla
Toscana e alla Puglia hanno contrassegnato le fasi della graduale
espansione dell’osservanza religiosa iniziata sulle balze dell’altopiano
silano.
Si aggiungano le varie soppressioni in età moderna che
hanno inferto un colpo decisivo alla rete monastica compromettendo
decisamente quanto si era conservato di una esperienza religiosa del
tutto singolare nelle sue robuste motivazioni ideali.
E in proposito non puo’ ancora una volta non essere
rilevato come le profonde interrelazioni tra i complessi sentieri della
speculazione teologica di Gioacchino e il ruolo preminente attribuito al
monachesimo - e basti in proposito il riferimento alla Tavola XII del
Liber figurarum dove è raffigurata nella pianta una comunità
monastica perfetta – rinviano, ben oltre lo stesso esempio significativo
ed emblematico della Chiesa abbaziale di San Giovanni in Fiore, a un
modello di architettura che potesse compiutamente interpretare le
istanze spirituali del “novus ordo” e dei “monachi venturi”.
Ebbene per dare respiro a una indagine di questo impegno
metodologico e di questa caratura paradigmatica era necessario operare
su un duplice versante, quello del censimento del patrimonio
architettonico pervenuto e quello della ricognizione documentaria legata
alle vicende delle fondazioni florensi.
E tale è lo scopo che si è prefisso questo “Atlante delle
fondazioni florensi” che nella sistematicità della raccolta dei dati,
nella proiezione cartografica delle piante, nella predisposizione delle
tavole e dei rilievi e nella visualizzazione del corredo iconografico
rende ragione dell’espansione del movimento florense, delle peculiarità
icnografiche e ambientali, dei modelli e degli stilemi utilizzati.
L’indagine condotta da Pasquale Lopetrone e Valeria De
Fraja ci restituisce quindici abbazie florensi attraverso le schede
descrittive nelle quali sono puntualmente elencati una serie di dati
relativi ai toponimi, alle coordinate geografiche, alle chiese
dipendenti, ai territori di pertinenza, alle rendite, allo stato delle
fabbriche, alle referenze bibliografiche, cui seguono le schede
iconografiche con la localizzazione dell’abbazia e delle chiese
dipendenti, le piante, le ipotesi ricostruttive, il corredo fotografico
ed un ampio profilo storico sulle vicende dell’Ordine florense dai
Normanni agli Svevi (1190-1266). Prezioso supporto all’Atlante vero e
proprio è l’ampia messe dei documenti delle fondazioni florensi, qui
confluiti nel secondo volume, riguardante il primo e successivo
insediamento di Fiore, i monasteri di Santa Maria di Fonte Laurato, di
Santa Maria di Acquaviva, di Calabromaria, di Santa Maria Nuova e di
quella della penisola sorrentina, della Puglia, del Lazio meridionale,
della Lucchesia.
Uno strumento, di spiccata incisività e di pregnante
utilità per quanti vorranno cimentarsi con la realtà del monachesimo
florense della cui predisposizione il Comitato nazionale è grato a
Pasquale Lopetrone e Valeria De Fraja per aver reso concreto uno degli
obiettivi qualificanti del programma delle celebrazioni dell’VIII
centenario della morte di Gioacchino da Fiore”.
Copie dell’opera saranno consegnate al sindaco di Fondi,
all’arcivescovo di Gaeta ed alle più importanti biblioteche del Lazio
meridionale.