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La situazione attuale1

La situazione archeologica che oggi ci restituisce il sito montano è di particolare interesse per lo studio stesso delle attività florensi essendosi cristallizzato al momento dell'abbandono proprio per l'assenza di strade rotabili per raggiungerlo.

Santo Angelo del Pesclo

I resti della chiesa di S. Angelo del Pesclo si possono raggiungere partendo dalla strada che da Fondi - S. Magno porta alla chiesa della Madonna della Rocca su Monte Arcano; da un tornante di detta strada si apre un sentiero che, dopo poco più di mezz'ora di marcia a piedi, consente di raggiungere la cima di un monticello costituito da un unicum di roccia.
Per altra stradina meno agevole e più tortuosa e lunga si può raggiungere il sito partendo da Vallecorsa (Fr).
Su almeno due livelli si riconoscono la chiesa e le opere annesse e le cui opere murarie in origine erano sicuramente aggrappate alla parte di roccia sovrastante.
La sua posizione domina la valle di Fondi ma la facciata è rivolta verso il retroterra anziché verso il Tirreno; poco al di sotto dei resti si estende la cosiddetta Valle dei Martiri di Fondi nota per il martirio di qualche migliaio di cristiani sotto l'imperatore Decio. E' visibile anche una porta posteriore.
Tutto il pianoro esistente sulle rupi sommitali doveva essere contornato da opere murarie di sostegno o contenimento.
Nelle vicinanze dei ruderi sono presenti due sorgenti, una perenne e l'altra stagionale nonché una casa di abitazione costruita d'antico ed adibita a stalla.
Negli intonaci sconnessi della chiesa si nota qualche traccia di dipinto mai studiato né mi risultano fotografie antiche di essi.
Risulta un finanziamento della regione Lazio per circa 100.000 euro affidato al Parco Naturale dei Monti Aurunci per un primo intervento sulla struttura.
Attorno alla rupe vi sono anche diversi "sieri di pagliaio", resti di abitazioni rurali in mura a secco ed a pianta circolare, ovale, rettangolare e quadrata usati dall'alto medievo e fino agli anni '50 del secolo scorso nonché un esteso sistema maceriale di terrazzamenti necessari alla sistemazione delle pendici collinari per le opere di contenimento e drenaggio del terreno destinato alle coltivazioni agricole.
In mancanza di dati tecnici più specifici, l'arch. Pasquale Lopetrone della Soprintendenza B. A. P. per la Calabria, specialista dell'architettura Florense, ci ha fornito in varie occasioni epistolari e verbali alcune importanti indicazioni che raccogliamo nella seguente scheda.

"Relativamente ai restauri di S. Angelo di Pesclo, speriamo che si operi con giudizio, programmando un intervento rigorosamente conservativo, recuperando tutto quello che è possibile recuperare con fare scientifico, partendo dalla cristallizzazione dei ruderi e dalla loro messa in sicurezza, aggiungendo, dove strettamente necessario piccole strutture murarie riconoscibili, che possano sostenere i ruderi e scongiurare nuovi crolli. L'ideale sarebbe, se si riuscisse, a ricostituire le coperture; in genere, dall'esposizione all'intemperie vengono la maggior parte dei mali naturali che generano crolli e rovine.
Salvare tutti i brandelli d'intonaco, specialmente quelli colorati o istoriati, non immettere materiale moderno nelle muratura, ma procedere, eventualmente alla stuccatura dei giunti di malta dilavati con materiale compatibile terra lavata del luogo e calce stagionata in fossa per 36 mesi. Non smontare i crolli senza l'ausilio di archeologi, si perderebbero irrimediabilmente tutti i dati scientifici. Salvaguardare l'identità estetica originaria è una operazione ardua è complessa.
Questa chiesa si deve trattare per l'importanza che merita e quindi raccomandare e sottolineare che il restauro è sotto gli occhi del mondo, pertanto di agire con estrema cautela e rispetto.
Chi oggi dovrà restaurare Sant'Angelo del Pesclo diventa il maestro di fabbrica di età medievale che con pochi mezzi tecnici e tecnologici doveva risolvere grandi problemi, deve prendere questo lavoro come una sfida e dare, per quanto può, il massimo, chiedendo e facendosi dare una mano, senza improvvisare niente, io credo che molte cose le può risolvere utilizzando i materiali del luogo, senza smontare "sieri di pagliaio" e crolli.
La "fortuna" di questa storica e importante costruzione sta proprio nel fatto che non è raggiungibile dai mezzi meccanici, altrimenti o era stata gravemente alterata nell'identità storico-artistica e monumentale o abbattuta, per scongiurare pericoli di incolumità pubblica.
La maestosità del monumento racconta molto di più degli antichi codici conservati nelle biblioteche. e negli archivi.
I "sieri di pagliaio2" fanno parte dell'insediamento Religioso e sono da considerarsi come un tutt'uno con il monastero.
Il modello pseudo eremitico, che si prospetta a S. Angelo è di un interesse straordinario, quale ultima testimonianza autentica del modello d'insediamento che trova riferimenti scritti, ma non più dati materiali così palesi, in S. Giovanni in Fiore, Fiumefreddo, Altilia di S. Severina, Badia di Anagni, badia di Camaiore, Pedona di Camaiore, per quanto ho potuto finora accertare.
A quest'elenco si aggiunge anche S. Angelo di Fondi, che diventa il più significativo proprio perchè il sito conserva il modello che andrebbe rilevato e studiato.
E' necessario sottolineare che i dati conservati in S. Angelo sono di estremo interesse e gettano nuova luce sul modello florense. Questo insediamento religioso, può diventare il valore aggiunto al Parco e le istituzioni del Parco devono difenderlo, proteggerlo, conservare e valorizzare nella sua essenza originaria.
Si tratta di un modello d'insediamento religioso, concepito da Gioacchino ed esportato nel Nuovo Mondo dai Francescani spirituali posti a seguito di Colombo".

Siamo convinti che non occorrano più molte parole per definire l'importanza del sito monastico di Sant'Angelo di Pesclo in Fondi e quindi confidiamo che la Regione Lazio, attraverso il Parco Naturale del Monti Aurunci che ha ottenuto già un finanziamento di circa centomila euro e chiaramente insufficienti, continui a sostenere il consolidamento e restauro di questa importante emergenza archeologica che non si rappresenta soltanto come un bene locale ma, quanto meno, comprensoriale.

1 Le informazioni sul campo e le fotografie digitali sono state effettuate dall'amico Antonio Masella da Itri ed ad esso va il mio ringraziamento avendo consentito una più definitiva visione e valutazione del sito monastico sia a me che all'arch. Pasquale Lopetrone della Soprintendenza B. A. P. per la Calabria.

2 Sono mura a secco dello spessore di oltre i 50 cm., a doppia cortina riempita di materiali lapidei, sui quali veniva apposta una copertura di "stramma" (ampeloderma tenax); la struttura veniva adibita ad abitazione e stalla. Adesso si conservano le sole basi lapidee (sieri), e sono molto diffuse sul territorio montano aurunco tanto da formare spesso delle vere e proprie "borgate".

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Ultimo aggiornamento: 24-giu-2008

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