I ruderi dell’eremo di
Sant’Arcangelo sono noti da sempre a storici ed appassionati
conoscitori del territorio di Fondi. Sul complesso monastico situato poco
sotto il santuario della Madonna della Rocca su Monte Arcano si sono
appuntati ora gli occhi di alcuni studiosi,
scoprendone relazioni con il movimento creato da Gioacchino da Fiore, il
monaco calabrese del XII secolo “di spirito profetico dotato”, come dice
di lui nel XII canto del “Paradiso” Dante Alighieri. Il giornalista Albino
Cece, Fernando Seconnino, un fondano residente
in Australia, direttore del sito web laportella.net, l’architetto Pasquale
Lopetrone della Sovrintendenza B.a.p.
calabrese, e Antonio Marzano, attraverso una fortuita corrispondenza
telematica, hanno scoperto che i monaci di Sant’Arcangelo
furono per un periodo di tempo seguaci della dottrina e della regola
gioachimita. Il monastero rupestre di
Sant’Angelo del Peschio,
che secondo gli storici sarebbe sorto prima dell’anno mille, fu riformato
nel 1234 dal papa Gregorio IX secondo l’ordine
florense. Divenne quindi una dipendenza almeno fino al 1477 della
Badia di Santa Maria della Gloria di
Anagni. E
soprattutto venne a far parte di una rete monastica, dipendente da San
Giovanni in Fiore, che si estendeva dalla Calabria all’Italia e ad alcuni
Paesi dell’Europa del Nord. L’ordine di
Gioacchino da Fiore era presente anche in altre località delle province di
Latina, quali Sermoneta,
Sezze, Ninfa e Santa Maria di Treponti
e di Frosinone, come
Ferentino e San Giovanni di Piedimonte.
La presenza dei gioachimiti in territorio
fondano, secondo i quattro studiosi, potrebbe
aver influito sullo spirito riformatore di Giulia
Gonzaga. Una tesi questa ardua da dimostrare, ma che
necessita di approfondimenti come le abbondanti
testimonianze cartacee, pittoriche ed architettoniche inedite che Fondi
sta restituendo tra l’indifferenza della politica e della cultura locale.
Latina Oggi - 22 Ottobre 2006
