Scrivono di Sant'Angelo del Pesclo
Per affrontare una discussione su questo
sito monastico occorre prima di tutto riportare una selezione di quanto
viene detto su di esso dagli storici nostri.
Abbiamo già citato il Dell'Omo ed ora continuiamo col monaco cassinese
Giovanni Battista Federici1: "Di questa fatta riportiamo
ancora uno di que' molti (atti), che si leggono nella Storia cassinese del
Gattola, che da lui fu pubblicato nelle Accessioni (pag. 280) e mentovato
si vede nella Cronica Cassinese (lib. 3, cap. 39). Appartiene al mese di
Ottobre del 1072 ed è di Littefreda Duca della Città di Fondi, il quale
lascia al Monistero di Monte Casino, omnia quantum mihi pertinuit de
paterna, vel materna parte in terra Fundana, idest de ipsa suprascripta
Civitate, quae dicitur Fundi, et de Aquaviva Castello, et de Castello de
Valle de Cusa, et de Castello de Ambrise, et de ipso Castello de Campu de
Melle, et de ipso Castello, qui dicitur Vetera, et de ipsa Piscara, et de
ipsu Monasterio, qui vocatur S. Archangelu, de omnia, et in omnibus... Et
de ipsa suprascripta Piscara, qui esse videtur ad S. Anastasia etc. Vedete
qual magnifica donazione in un colpo. Egli per altro se ne riserva il
godimento finchè vive, e dichiara, concedendogli Iddio figli legittimi,
tutto debba in egual modo essere ereditato da essi. Così divenne una
donazione di semplice carta, e di parole; giacchè non mi è noto, che il
Monistero divenne mai padrone della Città di Fondi, e dei Castelli
mentovati nella pergamena. Forse Littefrida ebbe in ultimo la consolazione
di ottener figli dal suo matrimonio. Chi saprebbe mai dire quanti antichi
documenti si mile fattura si abbiano ancora oggidì. Furono questi veraci
atti, e solenni di quell'età, che in oggi sono a noi illusori, òperchè
restarono privi di effetto, o a motivo della verificazione delle
circostanze in esse prevedute, ovvero per altre mutazioni allora occorse,
ed ora ignorate da noi. ma se molte di queste donazioni erano fatte con la
cautela di alcune delle condizioni apposte, che verificare si dovevano per
ottenerne il compimento, erano in assai maggior numero quelle fatte
stipulare senza condizioni, e assolute, le quali ottenevano subito
l'esecuzione dal giorno del rogato istrumento".
L'opera del Federici fu di supporto alla compilazione del Codex
Diplomaticus Cajetanus nel quale troviamo l'intero documento (Tomus II,
Pars II, charta CCXLVIII, a. 1072, pp. 114-115 - Littefrida, duca di
Fondi, offre al monastero di Montecassino la porzione di sua proprietà del
ducato, cioè la terza parte, se gli accadrà di non avere figli). Come
rimarca il Federici, la donazione non ebbe alcun seguito forse per il
fatto che il Littefrida ebbe poi dei figli a cui lasciare le sue
proprietà; rimarca pure che di tali tipi di atti se ne contano a iosa in
favore del monastero cassinese.
Il Conte-Colino2 così scrive a proposito di questa
chiesa e monastero: "S. Michele - Più sopra a cavaliere del monte, che
s'innalza sulla valle dei Martiri, è la cappella dedicata a San Michele
Arcangelo, che la tradizione vuole apparso colà più volte. Al lato destro
della detta chiesa, sopra di un lieve rialzo s'erge un'altra cappella,
detta il Volo dell'Angelo, sul cui muro interno si vedeva ancora sino a
parecchi anni fa un affresco rappresentante uno stemma a forma di scudo
con due strisce traversali da sinistra a destra con questa iscrizione
AR * RMCT * CCI . SUU . OI
IPR . C
Poi al di sotto l'immagine di un monaco vestito di bianco col mantello
nero e corona bianca in mano genuflesso ai piedi di S. Michele in atto di
preghiera. Il che ha fatto credere a non pochi esservi stato colà un
ospizio di Camaldolesi.
Nella chiesuola di S. Michele non v' ha alcuna lapide, tranne quella che
si apparteneva alla diruta chiesa di San Mauro e che noi qui riportiamo:
IN NOMINE DOMINI AMEN
HOC PRO AMORE BEATI MAVRI TFMPORIBVS DNI LEONE
PAPA III . EGO LOCO HUMILITATIS PRAESBITER HOC LABORE
PARAVI
L'origine di queste due cappelle va dispersa per la barbarie dei tempi,
specie per le escursioni dei Saraceni e poi per l'invasione francese; ma
più pel brigantaggio che in queste contrade aveva il suo covo per essere
ai confini dell'ex stato Pontificio".
Il Conte-Colino completa il quadro dell'insediamento monastico rupestre di
Fondi con l'indicarci una "capella dedicata a San Michele Arcangelo, che
la tradizione vuole apparso colà più volte. Al lato destro della detta
chiesa, sopra di un lieve rialzo s'erge un'altra cappella, detta il Volo
dell'Angelo".
Come al solito, la lezione di mons. Mario Forte3 si
presenta molto più completa ed è la seguente: "La chiesa di San Michele
Arcangelo sul monte Sant'Angelo sembra avere un'origine posteriore al
periodo longobardo, quando era costume dedicare dappertutto un luogo sacro
al grande Arcangelo, quasi a difesa dalle furie infernali. Essa,
attualmente in rovina, sebbene le sue strutture murarie siano ancora
solide ed imponenti, è a pianta longitudinale costituita da un'unica
navata di 5 metri di larghezza e 12 di lunghezza.
Troviamo spesso menzionata la chiesa di San Michele negli antichi
documenti, massimamente per le relazioni esistenti con il monastero di San
Magno, con il quale aveva anche interessi comuni; anzi veniva considerata
una grancia di San Magno la pertinenza terriera della stessa chiesa di San
Michele.
Un documento del 979 riporta che reggeva il monastero di San Michele un
tale Giovanni che era anche abate di San Magno. La donazione fatta da
Marino duca di Fondi al predetto abate4 interessava
anche il monastero di San Michele5. La chiesa rurale
aveva annesso al lato destro un fabbricato ed una cappella detta "il volo
dell'Angelo" sul cui muro interno si vedeva, fino al principio del secolo,
un affresco raffigurante lo stemma, a forma di scudo, con due strisce
trasversali da sinistra a destra e questa iscrizione:
AR RCT CCI. SVV. OI
IPR. C
Al di sotto c'era l'immagine di un monaco vestito di bianco col mantello
nero e corona bianca in mano, genuflesso ai piedi di San Michele in atto
di preghiera; il che ha indotto molti a credere che in quel luogo fosse
esistito un ospizio di Camaldolesi6, cosa da escludersi. Lo scudo con le
due strisce trasversali, probabilmente rappresentava l'arma dei Caetani,
un cui membro era da identificarsi con il monaco genuflesso ai piedi di
San Michele in atto di preghiera. Era questo l'atteggiamento che Onorato
II soleva assumere nei quadri e monumenti da lui commessi. Basta osservare
il gruppo marmoreo nella lunetta sul portale centrale della chiesa di
Santa Maria, il sarcofago eretto alla memoria del conte Cristoforo Caetani
in San Pietro e il trittico di Antoniazzo Romano pure in San Pietro7.
In queste tre opere Onorato II, vestito di tunica comitale, è raffigurato
in ginocchio e orante ai piedi della SS. Vergine8.
Il vescovo Agnello I servì da strumento nelle mani del papa San Gregorio I
per compiere l'opera ricostruttrice nelle diocesi di Fondi, di Formia e di
Terracina distrutte dalla guerra.
Egli sottoscrisse9 un atto emanato da San Gregorio a
favore della chiesa Cassinese, prese parte attiva nel Sinodo Romano del
596 ed in quello del 60110".
Con mons. Forte incominciamo a capire qualcosa:
1. la fondazione di S. Michele potrebbe risalire ad epoca longobarda;
2. nell'anno 979 il monaco Giovanni era abate del monastero di San Magno
ma anche di quello di S. Michele;
3. nello stesso anno 979 Marino, duca di Fondi, donava all'abate Giovanni
"tutto il territorio compreso tra monte Arcano e la via Appia, tra il
monte Acquaviva e la strada Fontanelle di S. Marco", cioè il monastero di
S. Michele veniva spogliato di tutto il territorio ad esso circostante.
4. la decadenza del monastero di San Michele potrebbe essere iniziata con
questo "scippo" perpetrato dall'abate di San Magno d'accordo col duca di
Fondi, Marino. In seguito faremo un esame appropriato a giustificazione di
questo punto.
Per avere ulteriori notizie su Sant'Angelo del Pesclo bisogna aspettare il
17 giugno 1234, quando il pontefice Gregorio IX, rilascia a Rieti una
Bolla con la quale incarica il Vescovo di Fondi di riformare il monastero
di S. Angelo di Pesco secondo l'ordine florense. Detto richiamo
documentale è inserito in: P. Francesco Russo, Regesto Vaticano per la
Calabria, n. 772. Purtroppo il P. Francesco Russo riassume il documento,
non restituendolo per intero e creandoci, quindi, alcune difficoltà11.
A Fondi, quindi, inizia la presenza dei cistercensi gioachimiti di cui
abbiamo già tratteggiati i lati salienti del loro apostolato.
1 P. G.B. FEDERICI, Degli antichi duchi e
consoli o ipati della città di Gaeta, Napoli 1791, p. 543.
2 Giovanni Conte-Colino, Storia di Fondi, Cenni dei paesi formanti
il suo ex Stato e delle Citta' limitrofe Elena, Gaeta, Formia e Terracina,
Napoli, R. Tipografia Francesco Giannini & Figli, Via Cisterna dell'Olio,
1901, p. 206.
3 MARIO FORTE, Fondi nei tempi, Fondi, 1998, pp. 629-632.
4 Vedi p. 167 di quest'opera. "Marino I e il figlio Giovanni
nell'ottobre del 979 (riportato dal Gattola) donano al monastero di San
Magno, nella persona dell'abate Giovanni, tutto il territorio compreso tra
monte Arcano e la via Appia, tra il monte Acquaviva e la strada Fontanelle
di S. Marco".
5 B. AMANTE e R. BIANCHI. Memorie, ecc., Roma 1903. p. 290.
6 G. CONTE-COLINO, Storia di Fondi. Napoli. 1901, p. 206.
7 Vedi fig. a pag. 267 di quest'opera.
8 M. FORTE, o. c., Casamari. 1963. pp. 66-68.
9 B. AMANTE e R. BIANCHI, o. c., p. 286.
10 L'Ughelli, l. c., nel suo elenco, dopo Agnello I pone il vescovo
Mariano di cui già ho trattato, e a cui ho assegnato il secondo posto
della serie.
11 Per la importante notizia debbo ringraziare l'arch. Pasquale
Lopetrone di San Giovanni in Fiore (Cs).